
ANTONELLI Alessandro
Alessandro Antonelli ebbe i natali sul finire del secolo scorso nel Comune di Ghemme Novarese (14 luglio 1798) dal dottore Costanzo che ivi teneva l’ufficio notarile e dalla signora Angiola Bozzi. Ma la famiglia Antonelli appartiene al vicino Comune di Maggiora dove venne a stabilirsi da Roma.
Fu il secondogenito di una numerosa famiglia. Il primogenito Antonio era avvocato, ma dovette presto abbandonare le belle prove fatte nel foro per dedicarsi alla famiglia, rimasta troppo presto orfana del padre. Alessandro fu mandato a studiare ginnasio e liceo a Milano; contemporaneamente prese a dedicarsi allo studio del disegno nell’Accademia di Brera; poi si trasferì a Torino per gli studi universitari. Quivi si dedicò in modo particolare a studiare disegno ed architettura nella scuola di Buonsignore, ma non trascurò gli altri rami d’insegnamento e non mancò di fare studi di matematica e di meccanica. Nel collegio Caccia studiò privatamente la geometria descrittiva.
Laureatosi ingegnere architetto nel 1824, entrò negli uffici tecnici del Demanio e fu destinato ai lavori per la costruzione del palazzo della Curia Massima.
Poco tempo dopo era occupato a dirigere i lavori della palazzina del dottor Porta ora Martini in fondo ai portici Lamarmora in Torino.
Nel 1828, vinto il concorso per un posto governativo di studi di perfezionamento nell’architettura, recatosi a Roma, e quivi alternò le sue occupazioni tra lo studio dei monumenti antichi e la compilazione di progetti di arte moderna; attirato dalla fama del prof. Sereni che professava geometria descrittiva nell’Ateneo romano, ne frequentò le sue lezioni e si approfondì in questo suo ramo prediletto di applicazioni della geometria. Contrasse personale conoscenza ed ebbe rapporti di amicizia con molti distinti artisti italiani e stranieri che allora erano in Roma come lui per lo studio dell’arte, e chiuse il periodo con un grandioso progetto che fece scalpore.
Questo progetto consisteva in una sistemazione della piazza Castello di Torino con l’edificazione di una nuova cattedrale coll’asse longitudinale su quello dell’attuale armeria reale, la nuova metropolitana doveva avere da un fianco l’attuale piazzetta reale e dall’altro un altro piazzale da formarsi colla demolizione degli attuali fabbricati della prefettura; e di fronte una grande piazza, forse la più grande d’Europa nel cuore di una città, poichè aveva progettato di demolire il palazzo Madama, reimpiegando marmi della bellissima fronte del Juvara, e riproducendone il superbo scalone in un nuovo edificio destinato agli uffici del Governo da lui progettato nell’area del giardino reale. Altri edifici erano proposti nella parte inferiore del giardino stesso per le Pinacoteche, l’Accademia di Belle Arti ed i Musei. Tutto questo complesso di progetti l’Antonelli determinò e svolse in diversi disegni e prospettive che pubblicò in Milano, e gli fruttarono di essere inscritto nell’albo delle Accademie di Bologna, di Firenze, di Milano, di Parma e di Torino.
Nel 1836 essendo stato nominato professore insegnante nell’Accademia Albertina di Belle Arti in Torino, fece omaggio al Corpo accademico degli originali del suo progetto di piazza Castello i quali furono depositati nell’archivio dell’accademia stessa.
Nel 1843 Alessandro Antonelli sposò donna Francesca Scaccabarozzi, di nobile famiglia cremonese e di nobilissimi sentimenti, che gli fu sempre a fianco, angelo tutelare della sua lunga e faticosa esistenza e ne raccolse l’ultimo respiro (18 ottobre 1888). Ebbe una figlia di tratti delicati e gentili, che morte raccolse in età giovanile, quando per altro era già divenuta la sua compagna nelle lunghe ore di studio ed anche un valido aiuto nei conteggi e nelle scritturazioni.
Lascio un figlio, l’ingegnere Costanzo, che fin dal 1870, appena compiuti gli studi nell’Ateneo e nella Scuola del Valentino in Torino, fu aiuto e collaboratore in tutti i lavori del padre, e che specialmente in questi ultimi anni dedicava tutte le sue forze e tutto il suo tempo ad interpretare e tradurre in atto con devozione veramente esemplare le idee ed i desideri del padre.
Fu deputato al Parlamento Subalpino, e quasi senza interruzione fino alla sua morte fece parte del Consiglio comunale di Torino. Fece parte di molte Commissioni governative e comunali, tra le quali quella del piano regolatore di Torino verso il 1859; nel 1862 a Firenze per il concorso del Palazzo di Belle Arti; nel 1880 in Torino per la nomina del professore di architettura e per la Scuola del Valentino.
La sua casa torinese fu in via Vanchiglia 9. Antonelli viveva nell’appartamento all’ultimo piano affacciato su corso San Maurizio con vista sulla Mole. Una casa-laboratorio, per sperimentare nuove soluzioni architettoniche, come a Maggiora.
Ed è nella casa di via Vanchiglia che Antonelli muore, il 18 ottobre 1888, a 90 anni compiuti, funerali nella chiesa di Santa Giulia a pochi metri (partecipa anche Nietzsche che aveva il culto di Antonelli fino a identificarsi con lui e scrive “oggi ho partecipato al mio funerale”).
Fonte: Comune di Maggiora
https://comune.maggiora.no.it/vivere-il-comune/la-storia/personaggi/


