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ROSSO Celeste Raffaele, detto Nini.

Quella di oggi è una targa (per ora) immaginaria, in una piazza appena finita che avrà presto un monumento dedicato. Ma di reale c’è che stasera si tiene, a San Michele di Mondovì un concerto per ricordare i cento anni dalla nascita di Nini Rosso, “il” trombettista della storia della musica italiana degli anni 60/70.
Si chiamava ufficialmente Celeste Raffaele Rosso, ma per tutti era Nini. I suoi erano di San Michele di Mondovì, tra le valli monregalesi delle Alpi Marittime, e anche se la maggior parte delle informazioni sul web lo danno nato lì il 19 settembre 1926, in realtà sarebbe nato a Torino. Lo racconta proprio lui in una vecchia intervista «Si può dire che io sia nato con la musica. Nel settembre del ’26 i miei abitavano a Torino, sopra il night l’Imperiale, e mia madre mi partorì in mezzo alle prime note jazz che risuonavano in città».

Un destino segnato ed anche fosse una location inventata è bello crederci. Uno nato sopra un night e tra le note del jazz, cosa mai avrebbe potuto fare da grande se non il suonatore di tromba? Una passione totale, assoluta. Aveva imparato a suonare all’oratorio di San Michele dove era cresciuto (e dove sarebbe tornato sempre per le vacanze estive), poi al conservatorio. Aveva un diploma di maestro elementare messo subito nel cassetto, era stato partigiano di Giustizia e Libertà nel Cuneese. E nel dopoguerra aveva ripreso a suonare, nume ispiratore Louis Armstrong, jazz nei locali torinesi dove si esibiva Buscaglione, suonava nel trio fondato nei primi anni ’50 da un giovane appassionato Piero Angela. E poi l’orchestra del Maestro Angelini, il complesso di Armando Trovajoli.

“La Ballata della tromba”, il suo primo disco, inciso nel 1961, fu in testa tra i 45 giri per due settimane, un record.
Ma il vero successo arrivò qualche anno dopo, nel 1964, con l’incisione del “Silenzio militare fuori ordinanza”, che musicò in versione leggera inserendo con la sua voce roca parole che ricordavano la solitudine del soldato di leva lontano dal suo amore. Il disco vendette dieci milioni di copie nel mondo, arrivò persino in Giappone. Poi altri dischi, le trasmissioni televisive del tempo, “Studio Uno” e “Sabato sera”, ma anche “La macchina meravigliosa”, di Piero Angela, qualche film con Gianni Morandi e Rita Pavone, dove lui faceva sempre se stesso: il suonatore di tromba.

A fine anni ’60 altro grande successo con “il Volo del calabrone” di Rimsky Korsakov. Era soprannominato la “Tromba d’oro”, “Mister Silenzio”.
E’ morto a Roma il 5 ottobre del 1994 a 68 anni, per un tumore al polmone ed è sepolto al cimitero Flaminio. Ma è rimasto sempre uno di San Michele, dove lo ha ricordato il quintetto statunitense Boston Brass, ed il concerto della FFM Big Band & Trumpet Heroes. Sul palco, insieme alla formazione della Fondazione Fossano Musica, tre grandi nomi della tromba, Flavio Boltro, Andrea Tofanelli e Fulvio Chiara.

Autore: Rosalba Graglia

Fonte: Newsletter Corriere Torino 21 lug 2026