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SODOMA (Giovanni Antonio Bazzi)

Vasari lo disconoscerà, chiamandolo «fannullone», pittore «dedito al divertimento». E poi quel soprannome, Sodoma (il suo nome è in realtà Giovanni Antonio Bazzi) che lo ha fatto additare per secoli come artista troppo «allegro», dai comportamenti non consoni, ma è stato uno dei protagonisti meno conosciuti, ma più affascinanti, del Rinascimento italiano.
Le opere giovanili del Sodoma e dell’influenza che il suo mondo esercita nell’ultimo quarto del Quattrocento sull’artista tra Piemonte, Milano, Mantova e Roma.
Un documento datato 1490, attesta che in quell’anno il Sodoma entra a bottega di Martino Spanzotti a Vercelli, e qui ci rimane per sette anni. Le più importanti opere di arte quattrocentesca tra la città del riso e Casale Monferrato, con tavole dello stesso Spanzotti e Defendente Ferrari. Sono i modelli in cui si è formato il giovane Sodoma.
La prima opera del Sodoma, realizzata a 15 anni, è una Sacra Famiglia.
Del periodo trascorso a Milano ed a Mantova si segnalano due opere dell’artista vercellese che si stagliano chiaramente nel contesto culturale lombardo. Un Compianto sul Cristo morto del 1503, che riprende distintamente il Mantegna, ed un’espressiva Pietà, opera assoluta.

Dagli anni giovanili si arriva al 1508, quando Sodoma affianca Raffaello nella Stanza delle Segnature per papa Giulio II al Vaticano.
Dopo, l’artista raggiunge la maturità, con una Natività di Gesù oggi custodito alla Pinacoteca Nazionale di Siena.
Alla Galleria Sabauda di Torino è conservata la Morte di Lucrezia.

Il Sodoma si firmava tale lui stesso. Vasari dà la colpa di queste pratiche quotidiane alle distrazioni gioiose che portano ad essere un artista pigro e poco attivo, in un’epoca in cui gli artisti creavano per comporre su commissione, come gli odierni artigiani.