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TORINO. Le nuove mostre della Pinacoteca Agnelli e le nuove opere pubbliche sulla pista-parco del Lingotto. (13set26)
Si muove tra intimità e sistema, corpo e produzione, storia e contemporaneità la nuova programmazione della Pinacoteca Agnelli a Torino, sempre in dialogo con l’eredità industriale del Lingotto.
È dedicata a Walter Pfeiffer (Beggingen, Svizzera, 1946) la prima grande monografica istituzionale in Italia. In Good Company, aperta fino al 13 settembre 2026 e curata da Nicola Trezzi e Simon Castets, presenta oltre cento fotografie dagli Anni Settanta a oggi, accostando immagini iconiche e lavori inediti. Pfeiffer, figura chiave nella ridefinizione dei codici dell’immagine contemporanea, attraversa così fotografia artistica e moda, restituendone il desiderio, le atmosfere della quotidianità e l’artificio. Il titolo In Good Company allude al carattere collettivo e performativo del suo lavoro: amici, modelli, passanti, oggetti e animali diventano co-autori di immagini costruite attraverso relazioni e non pose: tra erotismo queer, uso espressivo del flash, cromatismi saturi e una dichiarata estetica dell’imperfezione, Pfeiffer compone una sorta di enciclopedia visiva ironica e libera.
Parallelamente, il ciclo Beyond the Collection torna ad attivare la collezione permanente con Modigliani sottopelle. Quattro capolavori, visitabile sempre fino al 13 settembre 2026 nello Scrigno della Pinacoteca. Protagonista è Amedeo Modigliani (Livorno, 1884 – Parigi, 1920), posto in dialogo attraverso quattro opere: Nu couché, Female Nude Reclining on a White Pillow (in prestito dalla Staatsgalerie di Stoccarda) e il ritratto di Gaston Modot e Maternité (dal Centre Pompidou di Parigi). Curata da Pietro Rigolo e Beatrice Zanelli, la mostra si distingue per un approccio interdisciplinare che attraversa storia dell’arte, diagnostica e ricerca scientifica. Sotto la superficie pittorica, infatti, emergono tracce, correzioni e stratificazioni. Così il progetto si concentra sull’analisi di tre rotoli di tela utilizzati da Modigliani tra il 1917 e il 1919. Attraverso un algoritmo capace di contare automaticamente trama e ordito dei supporti, è stato possibile ricostruire relazioni tra le opere e proporre una nuova datazione del celebre Nu couché, acquisito da Giovanni e Marella Agnelli nel 1960.
La Pista 500 continua invece a trasformarsi in un giardino sospeso dove arte e architettura dialogano con il paesaggio urbano. Due le nuove installazioni site-specific che ampliano il progetto. Con Bandiere per Zefiro (2026), Nathalie Du Pasquier (Bordeaux, 1957) interviene sulla facciata est con quindici gonfaloni che combinano astrazione geometrica, colori vivaci e accenni figurativi, attivandosi grazie al vento occidentale evocato dal mito di Zefiro. L’opera gioca con l’immaginario delle istituzioni internazionali, ma ne ribalta il significato qui intesi come strumenti di apertura e dialogo. Diverso è, infine, l’intervento di Peter Fischli (Zurigo, 1952), che con ADDITION, SUBTRACTION, MULTIPLICATION (2026) occupa la rampa ellittica dell’edificio. L’artista prende spunto dai trenini turistici su ruote per poi decostruirli: vagoni capovolti, inutilizzabili, disposti lungo un percorso impossibile. Il risultato è una narrazione interrotta, che mette in crisi l’idea stessa di viaggio. L’installazione crea una connessione simbolica tra la base commerciale del Lingotto e il suo vertice culturale, suggerendo una riflessione sul rapporto tra produzione industriale e consumo culturale. Non a caso, la frammentazione visiva richiama le sperimentazioni futuriste, in particolare quelle di Giacomo Balla, già presenti nella collezione della Pinacoteca.
Info:
Pinacoteca Agnelli
Torino, via Nizza 262
Autore: Caterina Angelucci
Fonte: www.artribune.com 29 apr 2026
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