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BALLERINI Francesco

Francesco-Ballerini-ritratto-in-abiti-locali-il-21-marzo-1909-durante-gli-scavi-della-Missione-Archeologica-Italiana-ad-el-Ashmunein-Ermopoli

Nativo di Como (1877) ma naturalizzato torinese, iniziò la sua carriera egittologica al Museo Egizio di Torino e nel corso delle sue campagne di scavo in Egitto divenne da subito uno dei collaboratori più stretti di Ernesto Schiapparelli. È stato membro della Missione Archeologica Italiana ed ha partecipato agli scavi di Giza, Eliopoli, Ermopoli, Assiut, Qau el-Kebir, Deir el-Medina, Valle delle Regine ed altre ancora.
Le sue mansioni sono molteplici: direttore dei lavori, fotografo, disegnatore e organizzatore logistico. Nell’ambito di queste funzioni è compartecipe alle più significative scoperte lasciandoci appunti, schizzi, fotografie e acquarelli assai significativi quali la tomba di Nefertari e altre tombe della Valle delle Regine e del villaggio operaio di Deir el-Medina.

La-tomba-di-Khaemuaset-al-momento-della-sua-scoperta-archivio-fotografico-del-Museo-Egzio-di-Torino

In particolare, elenchiamo di seguito le più importanti scoperte dove fu protagonista o per lo meno compartecipe: il 15 febbraio 1904 scoprì la tomba (QV44) del principe Khaemuaset, figlio di Ramesse III. Come egli stesso scrisse: “all’inizio gli operai rinvennero la parte iniziale di un corridoio in discesa, molto largo e quindi probabilmente appartenente ad una tomba di notevole importanza; furono avvertiti Schiaparelli e Howard Carter, allora Sovrintendente delle Antichità dell’Alto Egitto, che giunsero subito”. Gli archeologi, dopo aver liberato lo stipite di una porta, entrarono da un’apertura, strisciando per terra. Sgombrato parzialmente l’ingresso, trovarono un grande ambiente completamente ingombro di sarcofaghi e di mummie poste alla rinfusa. Fra numerosi reperti, Ballerini trovò anche parte del sarcofago monumentale del principe, in granito rosa, che fu in seguito portato, con gli altri oggetti rinvenuti, al Museo Egizio di Torino.

Dieci giorni dopo Ballerini trovò, nei pressi della QV44, un’ulteriore tomba (QV43) a cui arrivò strisciando attraverso un foro fra le macerie come aveva fatto nel ritrovamento della precedente. Si trattava del sepolcro di Sethherkhepeshef, altro figlio di Ramses III. A differenza di quella di Khaemuaset, che aveva mantenuto i colori e le decorazioni in buono stato, questa tomba presentava, oltre a violazioni ad opera di saccheggiatori e probabilmente di animali, anche le pareti annerite da un incendio avvenuto forse in epoca copta. Successivamente la squadra di Schiaparelli scoprì altre tombe, la QV42 del principe Pareheruenemef, la QV51 della regina Iside Ta-Hemdiert, moglie di Ramses III, la QV48 della regina Satra ed altre due tombe anonime, la QV36 e QV40. Inoltre non possiamo sottacere il rinvenimento della tomba di Nefertari (QV66) Grande Sposa Reale di Ramesse II, la più bella e la meglio conservata di tutta la Valle delle Regine. a cui il Ballerini partecipò.

Contemporaneamente agli scavi effettuati nella Valle delle Regine, Ballerini seguì Schiaparelli nelle attività di ricerca in un secondo cantiere a Giza in cui gli archeologi erano soprattutto interessati a trovare reperti relativi all’Antico Regno. Dopo i primi tentativi infruttuosi, riuscirono a reperire materiale del tempio funerario di Cheope, architravi e stipiti risalenti alla quarta, quinta e sesta dinastia. Tra il 15 aprile e il 20 maggio 1903 Ballerini e Schiaparelli effettuarono scavi ad Eliopoli riportando alla luce elementi di un naos in granito rosa dedicato al faraone Seti I.

Parete-ovest-destra-dellanticamera-della-tomba-QV-55-accesso-allannesso-laterale

Ancora a Tebe, l’anno successivo, la spedizione archeologica scoprì la tomba (QV55) di Amonherkepshef, figlio di Ramses III, che presentava pitture di straordinario interesse. All’inizio di gennaio 1906 Schiaparelli, Ballerini ed altri archeologi allestirono nuovi campi a Deir el-Medina, a Qau el-Kebir, a Hammamia e a Eliopoli. A metà del mese di febbraio venne scoperta la tomba (TT8) intatta con tutto il corredo funerario, di Kha, sovrintendente ai lavori della necropoli, e di sua moglie Merit (L’amata), anch’essa trasportata e ricostruita al Museo Egizio di Torino.
Kha, fu un funzionario al servizio di tre faraoni, Amenhotep II, Thutmosis IV, Amenhotep III e costruì per sé e sua moglie una tomba rimasta sepolta ed intatta per circa 3500 anni sino alla sua scoperta fatta dalla Missione Archeologica Italiana (MAI). Le mummie dei coniugi e parte del corredo furono esposi per la prima volta a Torino nel 1908 e Schiapparelli così descrisse il ritrovamento in una intervista rilasciata a La Stampa: “Ci chiniamo per entrare nell’angusto ingresso in cui l’uscio di cedro reca ancora la maniglia di bronzo, il paletto di legno e la corda per chiuderla dall’esterno. Entrati con la luce elettrica ci appare la tomba con la sua suppellettile intatta. Ecco il sarcofago dell’ingegnere con la triplice cassa, ecco una sedia e la statuetta che lo rappresenta con ai piedi una ghirlanda di fiori, il papiro con le preghiere che copriva il cadavere e poi tutto il viatico per la vita nell’oltretomba: i pani, le focacce, la farina, il burro, le cipolle e gli agli, i pesci in sale, i datteri, i semi… Gli strumenti di toeletta: le forbici, i rasoi di bronzo, i pettini in avorio, i vasi di pomata.

La-statuetta-di-Kha-e-i-modellini-dei-sarcofagi-Museo-Egizio

Poi quelli del lavoro e dell’autorità: il cubito, la misura di legno graduato e ripiegato a cerniera col suo astuccio per appenderlo alla cintura, il bastone di ciliegio istoriato e dipinto, il curbascio, il flagello di pelle arrotolata ancora in uso, un cubito d’oro istoriato, un livello ad acqua… Nulla manca della trousse di toeletta della moglie: i vasetti di pomata, gli arriccia capelli, la parrucca nerissima inanellata col suo armadietto, gli spilloni, i pettini, i rasoi, la spatola per i belletti, un ventaglio di palma. E poi i panieri, i bastoni da passeggio, il letto nuziale…
In una relazione sui risultati delle campagne inviata al Ministero, Schiaparelli ebbe parole di elogio per la preziosa collaborazione di Francesco Ballerini il quale si era anche occupato della realizzazione del rilievo dell’intera necropoli di Tebe; eseguì inoltre planimetrie di tutto ciò che era stato rinvenuto, disegni dei sarcofaghi e di altri numerosi reperti. L’anno successivo, a causa di scarse disponibilità finanziarie e quindi mancanza di finanziamenti, le ricerche vennero sospese. Nel febbraio 1909, dopo aver ricevuto una modesta cifra per un’ulteriore missione, Schiaparelli e Ballerini, con la collaborazione dell’egiziano Bolos Ghattas e di altri archeologi, effettuarono scavi a Deir el-Medina e a Ermopoli. Tra gennaio e marzo 1910 Ballerini partecipò alla sua ultima missione archeologica a Gebelein e ad Assyut dove trovò alcune tombe.

L’importanza del lavoro svolto da Ballerini e la sua ricerca scientifica erano già stati riconosciuti nel 1905, quando il Re Vittorio Emanuele III lo aveva nominato Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia. A causa dei numerosi impegni di indagine sul campo, l’egittologo non ebbe molto tempo da dedicare all’attività di studio, ma lasciò comunque importanti relazioni, in particolare sugli scavi effettuati dalla Missione Archeologica Italiana.

Dal diario di Ballerini

Oltre che nei rapporti ufficiali, la sua attività in Egitto ci è nota anche attraverso le moltissime lettere che inviava alla famiglia in Italia, precisando elementi importanti, quali la passione per la fotografia che sperimenta sul campo fissando le immagini dei tanti ritrovamenti, o della passione per la suggestiva Valle delle Regine che l’ammaliava oltre che per gli interessanti aspetti archeologici, per il suo panorama selvaggio, dolce e suggestivo allo stesso tempo. Purtroppo le sue condizioni di salute non erano eccellenti e passò i pochi anni di vita che gli restavano al riordino delle antichità del museo di Torino ed in attività scientifiche nella sua città natale. La sua precoce morte avvenne il 5 maggio 1910 a soli 33 anni.

Tomba di Kha e Merit, corridoio di accesso alla camera funeraria, in primo piano il letto di Kha; foto scattata dal Ballerini al momento della scoperta (archivio fotografico Museo Egizio di Torino)

 

 

Autore: Edoardo Rotunno