CORDERO DI PAMPARATO Felice
Felice Cordero di Pamparato nacque a Torino il 3 giugno 1919, in una delle famiglie nobili più antiche del Piemonte. Studioso ed ufficiale d’artiglieria, combatté come tenente nell’esercito italiano fino all’armistizio dell’8 settembre 1943, quando ogni soldato dovette scegliere da che parte stare.
Dopo aver messo al sicuro la bandiera del suo reggimento, scelse di non aderire alla Repubblica di Salò. Convinto monarchico e fermo nel suo rifiuto di piegarsi al fascismo, raggiunse la Val Sangone dove si unì ai primi gruppi partigiani contro i nazifascisti. Assunse il nome di battaglia “Campana”, per distinguere la sua presenza tra le formazioni di Giustizia e Libertà impegnate in quella zona collinare. In breve tempo, gli uomini lo scelsero come comandante della brigata che divenne nota proprio con il suo nome.
L’estate del 1944 fu difficile. La sua brigata operava contro forze superiori, ma la sua esperienza militare e la tenace fedeltà all’ideale di libertà ispiravano chi lo seguiva. In un rastrellamento avvenuto nei pressi di Giaveno, fu catturato da militi delle Brigate Nere: nell’interrogatorio fu più volte invitato a rinnegare i suoi compagni e ad arruolarsi tra le file fasciste, ma rifiutò.
Il 17 agosto 1944 fu impiccato ad un balcone del paese insieme ad altri tre partigiani. Non rinnegò mai le sue scelte e, prima di morire, gridò: “Viva il Re!”.
Alla Liberazione, il 28 aprile 1945, la brigata che aveva guidato occupò a Torino l’edificio che per anni era stato Casa Littoria, sede provinciale del Partito Nazionale Fascista. In suo onore, ed in memoria della sua guida, l’edificio fu ribattezzato Palazzo Campana.
Lì si volle segnare il passaggio da simbolo del regime a luogo di cultura e di memoria collettiva.
Oggi il palazzo di via Carlo Alberto 10, di origine seicentesca, ospita il Dipartimento di Matematica “Giuseppe Peano” dell’Università di Torino, ma porta per sempre inciso il nome di chi scelse la libertà.
