NICOLIS Carlo Felice, conte di Robilant
Per tutti è piazza Robilant. E basta. Non un nome, non un po’ di storia, giusto un “ conte di” o “generale” nelle targhe urbane. E, ma solo in qualche caso –la piazza è grande, le targhe diverse – una data di nascita, dal che si deduce che il “conte di Robilant” era nato l’8 agosto 1826.
Chi era Carlo Felice Nicolis conte di Robilant? Nobile, va da sé secondogenito del conte Maurizio e di Maria von Waldburg-Truchsess. Professione di conseguenza: gran diplomatico del Regno d’Italia, tipo deciso ed in fondo poco “diplomatico”: è stato un militare, un ministro, un teorico di un ruolo non subalterno dell’Italia nella politica estera europea. Fedelissimo di casa Savoia: i Nicolis erano al servizio dei duchi di Savoia già dal Cinquecento.
D’altra parte Carlo Felice Nicolis era ancora un neonato quando sua madre iniziò un lungo rapporto di amicizia (qualcuno ipotizza pure qualcosa di più) con Carlo Alberto, che durò fino alla morte del sovrano, nel luglio 1849. Carlo Felice Nicolis cresce in questo ambiente di corte.
A tredici anni entra nell’Accademia militare di Torino, e diventa tenente di artiglieria. Ed alla carriera a corte preferisce l’arte della guerra: partecipa alle guerre d’indipendenza (e nella battaglia di Novara perde una mano), raggiunge il grado di generale.
Nel 1867 viene nominato comandante della Scuola superiore di guerra e si sposa con Maria Edmonda Clary e Aldringen da cui avrà sei figli: Maria, Edmondo, Elisabetta, Luigi Sigifredo, Carlo Manfredo, Teresa Elisabetta.
Nel giugno 1871 la svolta della sua vita, con la nomina a inviato straordinario e ministro plenipotenziario, poi ambasciatore dal 1876, del Regno d’Italia a Vienna, dove rimane sino al 1885 con alterne fortune: erano gli anni della Triplice Alleanza, poco favorevole all’Italia, piuttosto isolata. Una situazione complicata dalla politica coloniale italiana nel Mar Rosso.
Robilant, per ordine del re Umberto I il 6 ottobre 1885 viene nominato ministro degli Esteri nel governo di Agostino Depretis. Il suo principale obiettivo è rinegoziare in senso più favorevole all’Italia la Triplice Alleanza, alla scadenza nel 1887. Ci riesce ed è il suo maggior successo: il “sistema Robilant” mette l’Italia su un piano di parità con gli alleati. Poi, travolto dalla sconfitta italiana a Dogali il 26 gennaio 1887, Robilant si dimette da ministro degli Esteri
Sono gli anni di Crispi e della sua politica coloniale aggressiva. I due non si sopportavano. Così Robilant esce di scena, accettando la nomina nel 1888 ad ambasciatore a Londra. Arriva in Inghilterra ad agosto, provato e malato, e muore pochi mesi dopo, il 17 ottobre, a sessantadue anni.
Oltre alla piazza che gli è stata intitolata in Borgo San Paolo nel 1927, c’è una statua, realizzata grazie ad una sottoscrizione pubblica, opera dello scultore Giacomo Ginotti ed inaugurata nel 1900 in piazza Cavour. Sul basamento, una figura femminile rappresenta la diplomazia, suo malgrado il vero talento del conte e generale Robilant, a 200 anni dalla nascita ormai dimenticato.
Autore: Rosalba Graglia
Fonte: Newsletter Corriere Torino 4 agosto 2026
