PARVIS Giuseppe
È stato un importante ebanista, nato a Brema di Lomellina in provincia di Pavia nel 1831; si diplomò brillantemente all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino nel 1859 ben inserendosi nella scia degli ebanisti piemontesi in continuità con la scuola di Giorgio Piffetti. Nello stesso anno si arruolò come volontario per la Guerra d’Indipendenza anche se mai partecipò attivamente alle operazioni belliche a causa del trattato di Villafranca. Sempre nello stesso anno si trasferì in Egitto, Paese che da sempre lo aveva affascinato, e in pochi anni raggiunse una notevole popolarità.
L’Egitto dell’epoca non era certo un paese facile, ma per sua fortuna incontrò quasi subito un medico francese, Clot Bey che lo prese sotto le sue ali ospitandolo e avviandolo a piccoli lavori ma che ben presto dimostrando la sua maestria acquisì subito notorietà. Infatti strinse amicizie e conoscenze importanti, e solo per citarne alcuni tra i più importanti, il Khedivè Ismail Pascià (1), il primo Direttore del Museo Egizio, Auguste Mariette e successivamente Ernesto Schiaparelli.
Lo stesso Khedivè concesse al Parvis un lasciapassare che gli consentì l’accesso a luoghi e monumenti non aperti al pubblico, in primis il Museo d’Arte Araba situato nella Moschea di al-Hakim, che gli permise di studiare e trarre ispirazione. Questi sopralluoghi diedero al Parvis l’opportunità di esaminare e riprodurre le decorazioni più significative dell’arte araba, che reinterpretò nei suoi progetti e nell’esecuzione dei suoi mobili. Il suo interesse non si limitò solo all’arte ornamentale araba ma indirizzò il suo interesse allo studio dei motivi ornamentali dell’antico Egitto e del periodo tolemaico-romano. A tal proposito Auguste Mariette, avendo appurato la sua maestria e l’interesse per l’arte antica gli affidò il restauro di molti oggetti del Museo, ivi compreso la parte inferiore della celebre statua in legno di Sheikh el-Beled, conosciuta ai più come “Sindaco del Villaggio”, anche se raggiunse la grande fama come disegnatore e fabbricante di mobili in stile arabo ed egittizzanti. La grande considerazione e ammirazione del Khedivé, si concretizzò con l’incarico che diede al Parvis di progettare il padiglione dell’Egitto per l’Esposizione Universale di Parigi del 1867, ove riscosse un grande successo che fu un volano per le successive esposizioni di Vienna (1873), Filadelfia (1876), Milano (1881) ove fu insignito di una medaglia d’argento per l’esposizione di un salotto egizio e a Torino (1884) vincitore di una medaglia d’oro per l’esposizione di una camera da letto e un soggiorno in stile egizio, decorato con statue a forma di sfinge.
Memore dei tanti successi in buona parte dell’Europa, si convinse ad aprire una fabbrica di mobili in Egitto che esportasse in tutto il mondo i mobili in legno intarsiato e scolpito in stile neo moresco e neo egizio da lui ideati.
Parvis nel 1900 rientrò in Italia a Torino, (lasciando la fabbrica del Cairo alla gestione dei suoi figli) e qui fu insignito dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro dal Gran Maestro dello stesso, Vittorio Emanuele III. A Torino ebbe modo di consolidare ed ampliare le sue amicizie tra cui quella con Ernesto Schiaparelli (2).
Il Khedivé d’Egitto donò al Parvis, quale segno di gratitudine e d’amicizia un antico sarcofago di granito rosa di Assuan risalente all’Antico Regno, che alla sua morte avvenuta il 19 settembre 1909 a Saronno, fu collocato poi sulla sua tomba nel Cimitero Monumentale di Torino (3).
Note:
1. Quinto sovrano autonomo, e primo khedivè d’Egitto, nato nel 1830 da Ibrahim pascià, morto a Costantinopoli il 2 marzo 1895. Successo allo zio Said pascià nel governo dell’Egitto (col titolo di governatore, ma di fatto con poteri sovrani) il 6 gennaio 1864, intraprese con grande energia una politica d’indipendenza e d’espansione, e al tempo stesso di europeizzazione dell’Egitto. Riuscì a farsi conferire (1867) il titolo di khedivè dal sultano ottomano e a far mutare l’ordine turco di successione al trono. Assodò la conquista del Sudan compiuta dai suoi predecessori ed estese il suo dominio fino alla costa del Mar Rosso a sud di Suakim, occupando anche Massaua. All’interno favorì l’immigrazione europea, rinforzò le finanze e l’esercito, promosse l’istruzione, tentando, e in gran parte ottenendo, di fare dell’Egitto uno stato all’europea. Il suggello a questa trasformazione fu dato dall’apertura del canale di Suez (1868).
2. Attraverso l’Egittologia – scritti di Silvio Curto. Torino 2001.
3. Manzini R. / Tozzi Di Marco A., Un sarcofago egizio per Giuseppe Parvis; Trofarello (TO) 2015.
Autore: Edoardo Rotunno