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ROUSSEAU Jean-Jacques

Curiosa e divertente storia, quella di Rousseau a Torino. Dove arriva da Ginevra nel 1728, a sedici anni, senza un soldo e con il progetto di diventare cattolico, abiurando il calvinismo. Ci resterà poco più di un anno, fino agli inizi del 1729. E dove trova casa il giovane Rousseau?
All’inizio all’Ospizio dei Catecumeni che si trovava in via Porta Palatina 9, accanto alla chiesa dello Spirito Santo dove viene battezzato ed affronta l’esame dell’Inquisizione (e adocchia una bella catecumena che però non riesce ad avvicinare). A questo punto deve cercare un lavoro e va a scoprire la città che gli sembra assai più vivace di Ginevra.
Nella zona di via Po, Madame Basile, merciaia, gli offre un lavoro. Si narra che lui le abbia baciato la mano indugiando un po’ troppo, il marito non ha apprezzato e lo ha licenziato.
Passa allora a servizio in due case patrizie torinesi, quella della contessa di Vercelli, che deve lasciare per il presunto furto di un nastro, e del conte Ottavio Solaro di Govone, dove si invaghisce della nipote del conte, la marchesina di Broglio. Ma anche qui un eccesso di passione – l’ormone di un sedicenne benchè neoconvertito era evidentemente vispo – gli fa rovesciare un bicchiere d’acqua proprio addosso alla fanciulla e perde anche questo posto.
L’ubicazione del palazzo dei Solaro di Govone è dubbia. Luigi Cibrario nella sua Storia di Torino lo identifica nel palazzo di via San Domenico 11, dei conti Solaro della Chiusa, poi Solaro della Margarita ed infine Solaro di Govone e specifica “In questa casa servì giovanissimo Gian Jacopo Rousseau in condizione di lacchè”. Il palazzo poi sarà acquisito dal barone Mazzonis ed oggi è la sede del MAO, il Museo di Arti Orientali. Ipotesi affascinante, ma secondo altre fonti i Solaro di Govone abitavano al pian terreno di uno dei palazzi più sontuosi di Torino, Palazzo Trucchi di Levaldigi, a pochi passi dall’attuale piazza San Carlo, all’incrocio tra via Alfieri e via XX Settembre dove oggi c’è la Banca Nazionale del Lavoro. Il palazzo fu più volte rimaneggiato e, soprattutto al pian terreno, profondamente trasformato dalle diverse destinazioni d’uso, ma sarebbe lì che fu a servizio fino al febbraio del 1729 Jean-Jacques Rousseau.
In ogni caso alla fine, perso anche questo lavoro, conosce un altro ginevrino vagabondo, tal Bâcle, che lo convince a lasciare Torino e partire. I due raggiungono Chambery e poi Annecy.
Per Rousseau cominciava un’altra vita, in Francia.

Autore: Rosalba Graglia

Fonte: Newsletter Corriere Torino 3 feb 2026