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RIVOLI (To). Al Castello di Rivoli esercizi di anatomia del tempo con Enrico David.
Dal 30 ottobre al 22 marzo 2026, il Castello di Rivoli presenta «Domani torno», ampia retrospettiva sul lavoro di Enrico David (Ancona, 1966), a cura di Marianna Vecellio. Progettata sull’asse della Manica Lunga, la mostra non si limita ad offrire una panoramica completa sul percorso di ricerca dell’artista, ma costruisce un atlante di figure in cui pittura, opere tessili, disegno, scultura e installazioni si richiamano le une con le altre, come capitoli di una stessa eclettica e incessante narrazione in divenire. Il corpo, soggetto che ricorre in tutta la sua produzione, diviene il luogo instabile di continue metamorfosi e verifiche: passando da un’opera all’altra nel corso degli anni, ciò che muta non è soltanto la figura, ma la grammatica che la rende dicibile.
«Domani torno» riunisce opere storiche e recenti, insieme a nuove produzioni, in percorso biografico e artistico al tempo stesso: dalle origini ad Ancona al trasferimento a Londra nel 1986, la mostra segue la nascita di una pratica fondata sulla ricerca di uno spazio linguistico in cui esistere. In questo processo, il disegno emerge non come elemento propedeutico, ma in qualità di linguaggio centrale, capace di tenere insieme gli altri in uno spazio che, come quello del sogno, per l’artista resta potenzialmente infinito. Molte opere scaturiscono dall’urgenza di elaborare esperienze traumatiche, come la perdita del padre. In questo senso la pratica artistica viene esplorata nella sua capacità di convertire la ferita in forma, sebbene sempre parzialmente astratta, instabile e frammentata.
Il percorso prosegue con i lavori datati alla fine degli anni Novanta: installazioni pensate come palcoscenici visionari in cui mettere in scena memorie biografiche e racconti di cronaca, cultura popolare e retorica teatrale. In questa linea si collocano «Madreperlage» (2003), «Absuction Cardigan» (2009), «Ultra Paste» (2007), che l’artista concepisce come macchine sceniche cariche di tensione emotiva e simbolica: ambienti tridimensionali o diorami abitati da figure antropomorfe, dove il gioco di rispecchiamenti tra interno ed esterno lega l’esperienza soggettiva dell’artista a una condizione umana più ampia. I corpi, sinuosi, deformati e disgregati, concentrano spesso nella testa la loro parte più viva e caratterizzante, fino a culminare, col tempo, in una produzione scultorea che approfondisce il tema del volto come luogo di relazione e conoscenza. Compongono questa sezione, tra le altre, le opere «Aurora» (2014-24), «Racket II» (2017) e «Tutto il Resto Spegnere», che David ha presentato al Padiglione Italia della Biennale di Venezia del 2019, curato da Milovan Farronato.
«In un tempo dominato dall’Intelligenza Artificiale e dalla smaterializzazione digitale, come osserva la curatrice Marianna Vecellio, l’opera di Enrico David costituisce una dichiarazione di resistenza alla decodificazione e un inno al corpo fisico, all’esperienza sensibile e alla forza dell’immaginazione».
La mostra mette a fuoco la capacità di David di leggere l’identità contemporanea attraverso decenni di accelerazioni e metamorfosi, mantenendo uno sguardo incisivo e una coerenza poetica del tutto singolari. L’insistenza sulla malleabilità della materia e sulla fragilità, fisica ed esistenziale, dell’umano che attraversa tutta la sua carriera, diventa oggi un’urgenza attuale per l’arte: restituire alla forma il suo calore vitale, affinché la visione non si riduca a una rappresentazione inerte o puramente concettuale.
Info:
Castello di Rivoli, piazza Mafalda di Savoia, mer-ven 10-17, sab-dom 11-18, 011/9565222, castellodirivoli.org, «Enrico David – Domani torno» fino al 22 marzo 2026
Autore: Barbara Ruperti
Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 24 ottobre 2025
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