La GAM di Torino lancia una call per artisti under 35 che vivono e lavorano a Torino, invitati a presentare un progetto espositivo (non si richiedono nuove produzioni o progetti inediti) ed offrire loro uno spazio dedicato all’interno del museo. I due progetti selezionati verranno presentati alla GAM tra ottobre 2026 e aprile 2027. Alle […]
TORINO. Antonello da Messina: due uomini, due sorrisi, due capolavori. (22feb27)
Bastano due quadri per costruire una mostra, quando i quadri sono due Antonello da Messina.
Dal 12 novembre 2026 al 22 febbraio 2027 Palazzo Madama a Torino mette uno di fronte all’altro il proprio Ritratto d’uomo, meglio conosciuto come «Ritratto Trivulzio», ed il celebre “Ritratto d’uomo” del Museo Mandralisca di Cefalù. Due piccole tavole, due uomini di cui ancora ignoriamo l’identità, due vertici della ritrattistica del Quattrocento che consentono di osservare quasi al microscopio una delle trasformazioni decisive introdotte da Antonello nella pittura europea: la progressiva conquista dell’interiorità.
«L’enigma del sorriso. Antonello da Messina tra Cefalù e Torino» arriva a Palazzo Madama dopo la prima tappa al Museo Mandralisca, dove fino al 4 novembre il “Ritratto Trivulzio” è stato esposto per la prima volta in Sicilia. Il movimento adesso si inverte. È il dipinto di Cefalù a lasciare temporaneamente l’isola per raggiungere Torino e ritrovare il suo interlocutore. La doppia sede costituisce parte integrante del progetto: prima il ritorno del Trivulzio nel contesto mediterraneo, quindi l’arrivo del Mandralisca nel museo che custodisce uno degli esiti più compiuti della stagione matura di Antonello. Il confronto acquista particolare significato perché Antonello da Messina è un artista che raramente si può studiare attraverso grandi concentrazioni di opere. Il corpus sopravvissuto è relativamente ristretto e disperso fra musei e collezioni internazionali. Qui la scelta è opposta alla logica della grande monografica: ridurre il campo a due dipinti ed aumentare l’intensità dello sguardo.
Il Ritratto d’uomo di Cefalù, databile intorno al 1470, è entrato nell’immaginario collettivo attraverso il suo sorriso ambiguo e la fortuna letteraria dell’«ignoto marinaio», alimentata soprattutto dal romanzo di Vincenzo Consolo, del quale nel 2026 ricorrono cinquant’anni dalla pubblicazione. Il personaggio rimane senza nome, ma Antonello gli attribuisce una presenza difficilmente dimenticabile. Lo sguardo intercetta quello dell’osservatore, la bocca sembra sul punto di modificare la propria espressione, il volto appare attraversato da un pensiero che non riusciamo a conoscere.
Nel «Ritratto Trivulzio», firmato e datato 1476, qualcosa è cambiato. L’immagine si fa più concentrata, gli elementi accessori vengono quasi eliminati ed il volto acquista una monumentalità autonoma. Il sorriso è appena percettibile, lo sguardo più fermo. Se nell’uomo di Cefalù sembra ancora accadere qualcosa, quello di Torino sembra semplicemente esserci. La luce organizza i volumi e costruisce una presenza fisica e mentale insieme. Sei anni circa separano i due dipinti. Sono sufficienti per rendere visibile una trasformazione linguistica. Nel primo la materia pittorica mantiene una vibrazione epidermica e narrativa; nel secondo la luce assume quasi una funzione architettonica, organizzando il volto secondo una sintesi più severa. Il confronto permette così di seguire il passaggio dalla descrizione psicologica a una concezione più assoluta dell’identità.
Antonello aveva assimilato esperienze differenti: il Mediterraneo e Napoli aragonese, la precisione luministica della pittura fiamminga, la cultura prospettica italiana e infine Venezia. Da questa circolazione di modelli nasce una soluzione nuova. Il ritratto smette progressivamente di registrare soltanto le sembianze e comincia a costruire una persona. Il fondo scuro elimina quasi ogni distrazione narrativa; la posizione di tre quarti rompe la rigidità della tradizione; luce, occhi ed impercettibili movimenti della bocca instaurano una relazione diretta con chi guarda. La questione del sorriso diventa allora molto più di un dettaglio iconografico. Nel Mandralisca è mobile, ironico, persino provocatorio; nel Trivulzio è contratto ed interiorizzato. Sono due diverse strategie attraverso cui Antonello introduce nel dipinto qualcosa che la pittura non può realmente rappresentare: la coscienza di chi viene rappresentato. È precisamente intorno alla trasformazione del volto in «spazio della coscienza» che è stato costruito il progetto scientifico della mostra.
A rendere ancora più interessante l’operazione è la storia materiale dei due dipinti. Il ritratto siciliano venne acquistato a Lipari nel 1859 dal barone Enrico Pirajno di Mandralisca ed attribuito ad Antonello da Giovan Battista Cavalcaselle l’anno successivo. Il Trivulzio, proveniente dalla Galleria Rinuccini di Firenze e passato nella collezione Trivulzio di Milano, entrò invece nel 1935 nelle raccolte del Museo Civico di Torino. Due differenti storie collezionistiche hanno dunque condotto due uomini dipinti dallo stesso artista verso estremità diverse della penisola. Il loro incontro assume per questo anche una dimensione museologica. La collaborazione tra Fondazione Culturale Mandralisca e Palazzo Madama mette temporaneamente in movimento due opere identitarie delle rispettive collezioni. A Cefalù il Trivulzio ha incontrato il territorio dal quale prende avvio la vicenda artistica antonelliana; a Torino il Mandralisca entra nel sistema di una grande collezione pubblica e permette di rileggere il dipinto piemontese attraverso il confronto diretto.
La tappa torinese arriverà inoltre pochi mesi dopo il clamoroso furto al MuMe di Messina di tre tavole superstiti del Polittico di San Gregorio e della tavoletta bifronte attribuita ad Antonello. È una coincidenza estranea alla genesi della mostra, ma impossibile da ignorare. La dispersione storica del corpus antonelliano e la vulnerabilità contemporanea del patrimonio hanno improvvisamente riportato al centro dell’attenzione la geografia delle sue opere. A Palazzo Madama, però, la risposta è tutta affidata alla pittura. Due volti, nessuna identità certa, quasi nessun elemento accessorio. A distanza di oltre cinque secoli continuano a guardarci. Ed è forse questa la conquista più radicale di Antonello: avere trasformato il ritratto da immagine di qualcuno nella presenza, ancora attiva, di un individuo.
Autore: Bianca Castelbarco Albani
Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 25 ago 2026
La Città di Castellamonte si prepara ad accogliere la 65ª Mostra Internazionale della Ceramica, uno degli appuntamenti più prestigiosi dedicati all’arte ceramica in Italia, in programma dal 22 agosto al 13 settembre 2026. Curata dal prof. Giuseppe Bertero, la manifestazione guarda al futuro con rinnovata energia senza mai perdere il legame con una tradizione secolare […]
Dove nasce un’opera d’arte? Prima ancora delle sale di un museo, esiste uno spazio più intimo e spesso invisibile: l’atelier. È da qui che nasce Atelier dei Moderni. Matisse, Braque, Picasso, Bacon, la mostra che, dal 2 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027, porta alla Reggia di Venaria circa sessanta opere provenienti dal Musée des […]
Il programma autunnale della sede di Torino delle Gallerie d’Italia, museo di Intesa Sanpaolo, si apre con «Luca Campigotto. Wandering Europe», mostra a cura di Walter Guadagnini nell’ambito della rassegna La Grande Fotografia Italiana, curata da Roberto Koch. Dal primo ottobre al 7 febbraio 2027 il progetto rende omaggio ad uno dei protagonisti della fotografia […]
