Il Museo Paleontologico Territoriale dell’Astigiano attualmente ospita una mostra di acquerelli di Floriana Porta dal titolo “Echi di un mondo perduto”: acquerelli tra i fossili al Museo Paleontologico, visitabile dal 22 marzo al 28 settembre 2026. In una trentina di opere su carta la pittrice torinese fa convivere ciò che le è caro: lo spirito […]
Ivan Quartesan e Gregorio Tenti, Abitudini estetiche barocche: la Cappella della Sacra Sindone di Guarino Guarini.
Il termine Barocco si riferisce a un regime storico-culturale animato da un profondo sforzo riorganizzativo a fronte della disgregazione della
Cristianità come organizzazione centralizzata. In questo senso, il Barocco non fu il semplice prodotto di una riforma della cultura ecclesiastica, ma l’ambito di una riarticolazione generale del Cristianesimo come forma di vita, ossia come insieme dei costumi e delle condotte che articolano l’identità cristiana.
È in questo senso possibile intendere il Barocco come un vero e proprio regime di produzione di abitudini, volto alla plasmazione del “buon cristiano” in una chiave molto più consapevole, esplicita, deliberata, prescrittiva e insieme molto più capillare di quanto non fosse accaduto fino ad allora (e questo sia per la parte cattolica sia per quella protestante).
Molto prima che il concetto di condizionamento comportamentale divenisse famoso nel lavoro di Pavlov e Skinner, e prima che il sociologo Pierre Bourdieu popolarizzasse il concetto di habitus, Blaise Pascal sostenne che un non-credente può aumentare la probabilità di convertirsi alla Cristianità cattolica per mezzo di una catena di movimenti associati: genuflessione, benedizione con acqua santa, e così via. Non è forse un caso che Pascal fosse anche l’inventore della macchina calcolatrice. In entrambi i casi stava stabilendo una specie di “programma”. Non sorprende davvero che Maravall sostenga che il Barocco enfatizza una forma di behaviorismo: «Ciò che possiamo chiamare una semplice guida statica che controlla per mezzo della presenza dovette cedere il passo a una guida dinamica che controlla per mezzo dell’attività» (Lyons, 2019, p. 12; si veda Maravall, 1900, tr. it. 1975, p. 68).
Si sarebbe tentati di scorgere nel Barocco una biopolitica precapitalistica e prescientifica giocata sull’intreccio del potere con la forma religiosa. In questa sede, tuttavia, ci limiteremo ad analizzare la produzione barocca di abitudini in tre ambiti tra loro connessi, quello epistemico, quello morale e quello estetico, per soffermarci in particolare su quest’ultimo, perfettamente esemplificato dal caso della Cappella torinese progettata da Guarino Guarini.
Leggi tutto nell’allegato: Abitudini_estetiche_barocche_La_Cappella-1
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