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TORINO, Bagliori del Nord. Pittura fiamminga e olandese tra Cinque e Seicento e la sua fortuna in Piemonte (3 mag 2026).
Fino al 3 maggio 2026 la Pinacoteca dell’Accademia Albertina ospita “Bagliori del Nord. Pittura fiamminga e olandese tra Cinque e Seicento e la sua fortuna in Piemonte”, a cura di Alberto Cottino e Serena D’Italia.
La mostra si propone di far scoprire e riscoprire le principali opere fiamminghe ed olandesi della donazione Mossi di Morano, indagando sulle origini della collezione e mettendola in relazione con gli altri principali nuclei di dipinti e disegni nordici formatisi in Piemonte nel corso dei secoli.
Punto focale del racconto saranno le due tavole di Maarten van Heemskerck (Heemskerk 1498 – Haarlem 1574), in un momento in cui il pittore olandese gode di rinnovata attenzione grazie alle importanti mostre internazionali recentemente inaugurate in occasione dei quattrocentocinquanta anni dalla sua morte.
La seconda parte proporrà alcune significative opere dei bamboccianti nordici in Piemonte e dei piemontesi del Settecento da loro influenzati, con un’appendice ottocentesca, epigonica ma assai significativa.
L’esposizione vuole essere l’occasione per mettere in evidenza alcuni dipinti inediti e mai esposti al pubblico, avvalendosi del contributo di alcuni riconosciuti specialisti italiani e stranieri.
I dipinti donati alla Regia Accademia Albertina nel 1828 dall’arcivescovo Vincenzo Maria Mossi di Morano costituiscono uno dei nuclei fondativi delle collezioni dell’attuale Pinacoteca. Dopo due significative stagioni di studi, negli anni Trenta e poi negli anni Ottanta del Novecento, la collezione Mossi di Morano non è più stata oggetto di indagine approfondita, nonostante si siano conservati importanti fondi documentari relativi alla famiglia che la creò.
Oltre alle opere di Filippo Lippi, Francesco Francia, Bartolomeo Cavarozzi, Mattia e Gregorio Preti e di molti altri artisti italiani di primo piano, nella collezione Mossi di Morano si conserva un gruppo significativo di dipinti fiamminghi e olandesi databili tra XVI e XVII secolo, probabilmente pervenuto alla famiglia in epoca molto antica, già entro la fine del Seicento.
La fortuna della pittura nordica in Piemonte ha radici molto antiche: grazie alla fitta rete di scambi economici e commerciali che legava vivaci centri mercantili come Chieri, Asti, Casale e Mondovì alle Fiandre, giunsero precocemente nelle chiese del nostro territorio alcuni grandi capolavori dell’ars nova fiamminga, oggi disseminati nei più importanti musei europei.
Le opere nordiche (dipinti ma anche disegni, sculture, arazzi e oreficerie) sono sempre state ricercate con passione anche dai collezionisti piemontesi, a partire dai duchi di Savoia. Già il primo (1635) registra importanti presenze fiamminghe nelle collezioni ducali, spia di un interesse che nel corso del XVII secolo si allargò alle opere olandesi, sia quelle caravaggesche che quelle appartenenti alla pittura di genere, e che nel 1739 portò Carlo Emanuele III ad acquistare in blocco la straordinaria collezione del principe Eugenio di Savoia-Soissons.
Da questo punto in poi l’acquisizione di dipinti nordeuropei rimase una costante nelle politiche di accrescimento delle collezioni artistiche torinesi, sia pubbliche che private, come testimoniato dagli archivi museali e dagli inventari delle più rilevanti quadrerie della città. Una tradizione che continuò con la collezione dei marchesi Falletti di Barolo, donata alla Regia Pinacoteca nel 1864, o quella di Carlo Oreste Strocco, allievo e poi professore dell’Accademia Albertina, che lasciò alcuni dipinti alla Pinacoteca nel 1982.
Le aperture ducali verso il nord Europa, oltre che verso la Francia, si dimostrarono determinanti anche per l’evoluzione del gusto artistico. In particolare, a Torino ed in Piemonte, soprattutto dalla seconda metà del Seicento, vi fu una marcata apertura e ricettività nei confronti della bambocciata e della pittura di genere. Artisti fiamminghi e olandesi quali Jan Miel e Pieter Bolckman soggiornarono lungamente a Torino, contribuendo ad indirizzare le scelte dei pittori del secolo successivo, dal grande e sensibile narratore Pietro Domenico Olivero (1679-1755), ad una delle rare donne pittrici, assai apprezzata anche a corte, Angela Maria Pitteti detta Palanca (1690-1763) al gustoso, a volte quasi dialettale, Giovanni Michele Graneri (1708?-1762?), che illustrarono in scene piene di vita ed umanità le vicende del popolo minuto, all’inizio dell’illuminismo e pochi decenni prima dei grandi sommovimenti sociali che sconvolsero l’Europa a fine secolo.
Info:
Pinacoteca Albertina di Belle Arti – Via Accademia Albertina, 8 – Torino
La mostra è visitabile tutti i giorni feriali e festivi dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso alle 17.30) escluso il mercoledì che è il suo giorno di chiusura ed è compresa nel biglietto di ingresso del Museo, con la sua collezione.
Biglietti: intero € 10,00; ridotto € 8,00 bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni, studenti universitari fino ai 26 anni, convenzioni; gruppi; gratuito under 6 anni, insegnanti, possessori Abbonamento Musei e Torino + Piemonte Card.
Tel. 0110897370 – comunicazione@albertina.academy
Fonte: www.sguardisutorino.blogspot.com
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