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TORINO. Il Seicento riparte dai Musei Reali.

L’Annunciazione di Orazio Gentileschi

Guido Reni, San Giovanni Battista

(14/04/26) Interamente dedicata al Seicento la stagione espositiva.
La grande mostra d’autunno, visitabile dall’8 novembre al 14 aprile 2026, è «Orazio Gentileschi. Un pittore in viaggio», curata da Annamaria Bava e Gelsomina Spione, allestita nelle Sale Chiablese. Il percorso ricostruisce il cammino artistico e umano di uno dei protagonisti assoluti del Seicento europeo, maestro di grazia e realismo, pittore colto e cosmopolita, capace di dialogare con Caravaggio, Rubens, Van Dyck e le grandi corti del tempo.
Il tema del viaggio guida l’esposizione: un itinerario che segue Orazio Gentileschi tra Roma, Genova, Parigi e Londra, sulle tracce di committenti e regnanti, da Carlo Emanuele I di Savoia a Maria de’ Medici, da Filippo IV di Spagna a Carlo I d’Inghilterra. Fulcro del percorso la grande «Annunciazione» del 1623, realizzata per il duca di Savoia, capolavoro riconosciuto dalla critica tra i vertici assoluti del maestro toscano. L’opera è al centro di un allestimento che unisce il nucleo di dipinti conservati nei Musei Reali a prestiti da collezioni internazionali, a testimonianza della politica di scambio e valorizzazione promossa dai Musei Reali. Dipinto della maturità di Orazio Gentileschi (1563-1639) l’«Annunciazione» è un punto di sintesi della sua poetica, sospesa tra naturalismo e ideale classico. L’artista, ormai lontano dalle tensioni drammatiche del primo Seicento romano, traduce il linguaggio caravaggesco in una dimensione di armonia e chiarezza formale, facendo della luce un elemento strutturale della composizione, veicolo del divino. La scena è costruita su un equilibrio rigoroso di piani e diagonali. La Vergine sul bordo del letto, il capo reclinato, la mano alzata sul petto. Di fronte a lei, l’angelo inginocchiato solleva un dito verso l’alto, collegando lo spazio terreno alla sfera celeste. Il grande drappo rosso che occupa la parte superiore del dipinto agisce come quinta teatrale: il suo movimento avvolgente concentra la luce e definisce la profondità dello spazio. L’illuminazione, proveniente dalla finestra, colpisce i volti, le mani e le stoffe. L’attenzione al dato realistico, evidente nel panneggio e nella resa dei materiali, si unisce a una tensione di ordine intellettuale e morale. Gentileschi non mira alla teatralità ma a una pittura meditativa, fondata su misura e controllo, in cui il miracolo si manifesta nella compostezza del quotidiano, con una pittura lenta, cesellata, quasi miniata.

Dal naturalismo meditativo di Orazio Gentileschi all’ideale classico di Guido Reni, i Musei Reali raccontano i primi decenni del Seicento, quando la pittura italiana cerca un equilibrio nuovo tra realtà e grazia, luce e misura.
Nello Spazio Scoperto della Galleria Sabauda, fino al 18 gennaio, la mostra «Il “Divino” Guido Reni nelle collezioni sabaude e sugli altari del Piemonte, curata da Annamaria Bava e Sofia Villano, celebra la fortuna e l’eredità del pittore bolognese a 450 anni dalla nascita. Al centro del percorso, che lega la storia del collezionismo sabaudo all’evoluzione del linguaggio di Guido Reni e alla sua influenza, riunisce opere provenienti dalle collezioni dei Musei Reali, dal territorio piemontese e dal Musée des Augustins di Tolosa. Tra le tele più significative il «San Giovanni Battista», l’«Apollo che scortica Marsia», la «Morte di Lucrezia» e il «San Gerolamo», esempi di una pittura che trasforma la sofferenza in contemplazione, la bellezza in misura morale. Reni guarda il dolore con distacco e pietà, trasforma la tragedia in ascensione, come nell’«Assunzione della Vergine», pala proveniente da Abbadia Alpina, a Pinerolo, restaurata per l’occasione. Commissionata a Roma all’inizio del Seicento e inviata in Piemonte per volontà dell’abate Ruggero Tritonio, racconta la diffusione precoce del linguaggio di Reni nel territorio sabaudo ed una è sintesi dell’idea di pittura come ascesi.

Info:
Musei Reali, piazzetta Reale 1, To lun-mar/gio-dom, 9-19, tel. 011/5211106, museireali.beniculturali.it,
– «Il “Divino” Guido Reni nelle collezioni sabaude e sugli altari del Piemonte, fino al 18 gennaio;
– «Orazio Gentileschi. Un pittore in viaggio» dall’8 novembre al 14 aprile

Autore: Jenny Dogliani

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 23 ottobre 2025

A cura di DMF
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