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CINAGLIO D’ASTI (At). Tre testimonianze sindoniche.

Affresco nella chiesa romanica di San Felice al cimitero

Affresco della casa Molina-Calcagno via Roma 13
Affresco della casa Molina-Calcagno via Roma 13
Punto di forza

Nel paese di Cinaglio si trovano tre testimonianze sindoniche.

1- Affresco nella chiesa romanica di San Felice al cimitero
La chiesetta presenta due corpi aggiunti sul lato meridionale (una cappella del Rosario e la domuncola, abitazione del custode della chiesa) fatti erigere nel 1663.
L’affresco della Sindone si trova nella cappella aggiunta cui si accede da una piccola porta esterna. L’interno del vano presenta un ambiente rettangolare coperto da volta a botte, dipinta con cielo stellato. Nella parete meridionale è presente una cornice stuccata recante la seguente iscrizione al suo interno: ”DEO OPTIMO MAXIMO DEI PARAEQUE VIRGINI CUI ALTARI SOCIETAS SANCTISSIMI ROSARII CANONICE ERECTA FUNDATAQUE EST DIE 25 MAII ANNO 1665”.
Cornice e scritta sono sormontati dall’affresco di due angeli che sostengono il lenzuolo sindonico, ragionevolmente coevo alla scritta.
L’ affresco è ancora leggibile ma piuttosto deteriorato, come d’altronde tutta la stanzetta ed i pregevoli affreschi dell’abside.

2- Affresco della casa Molina-Calcagno via Roma 13
Sulla parete meridionale di un edificio situato nel nucleo centrale del paese è visibile un frammento di affresco, raffigurante un personaggio che indossa un abito monastico e sorregge il telo della Sindone con la mano sinistra, mentre con la destra tiene un calice da cui sembra uscire un serpentello.
L’immagine, conservata allo stato di sinopia (disegno preparatorio dell’affresco) venne alla luce su una muratura sottostante, durante lavori di restauro novecenteschi.
Al di sotto dell’immagine si legge un’iscrizione molto frammentaria: “Mater dol..
Il personaggio che sorregge il sacro lino è probabilmente San Giacomo della Marca, francescano, fondatore dei Frati Minori Osservanti, beatificato nel 1624. Nell’iconografia più popolare, a partire dal tardo Seicento, viene rappresentato con calice e serpente, per ricordare sia un tentativo di avvelenamento, di cui il Santo fu protagonista, sia per simboleggiare la lotta intrapresa contro gli eretici.
L’iscrizione frammentaria presente nell’affresco permette di riconoscere la Madonna Addolorata come possibile figura centrale del dipinto. Il culto della Madonna Addolorata o Madonna dei Sette Dolori, introdotto dai Serviti e sostenuto dai Francescani, venne riconosciuto in modo ufficiale a partire dal 1667. La Madonna dei Sette Dolori era anche il titolo di una cappella di committenza della famiglia Molina, allestita nella chiesa del paese.
L’affresco di Cinaglio potrebbe essere stato eseguito intorno al terzo quarto del XVII secolo con valore di ex voto, in seguito alle pestilenze ed alle guerre che avevano colpito la popolazione, testimoniando così la particolare venerazione per la Santa Sindone nel paese dove svolgeva un’importante ruolo sociale l’omonima Confraternita (del Sudario).
Inoltre la scelta di raffigurare proprio San Giacomo della Marca, grande predicatore ed avversario degli eretici, potrebbe spiegarsi con una committenza vicina all’ambito francescano, sensibile alle tematiche religiose del tempo ed in particolare al problema degli eretici, perseguitati in quegli anni.
L’edificio è documentato nel catasto del 1751 come proprietà della famiglia Dapavo. A partire dalla seconda metà del XIX secolo l’edificio appartenne alla famiglia Molina, che già possedeva immobili nello stesso sito. Da ultimo pervenne alla famiglia Calcagno che ne fu proprietaria fino ad una decina di anni fa.

3- Telo dipinto della Confraternita di Sant’Antonio abate
La chiesa di Sant’Antonio, all’ingresso del paese, venne costruita come oratorio della Confraternita di Sant’Antonio Abate, eretta a Cinaglio dal vescovo Della Rovere nel 1575.
A metà del Seicento la Confraternita si disperse a causa delle guerre e venne nuovamente ricostituita nel 1648, poi si aggregò all’Arciconfraternita del Santissimo Sudario di Roma, di cui acquisì il nome e le regole, diventando la Confraternita della Santa Sindone.
La chiesa fu ricostruita e nel 1743 risulta completata.
Nel 1775 i confratelli acquistarono il quadro della Sindone, dipinto su taffetas, in occasione di un’ostensione della Sindone, probabilmente quella relativa al matrimonio tra Carlo Emanuele IV di Savoia e Maria Anna Clotilde di Francia del 1775.
Il sacro lino è sorretto da due angeli ed adorato, a sinistra dal Beato Amedeo IX, a destra da San Carlo Borromeo.
In origine recava una bella cornice, realizzata dallo scultore Giorgio Patrizio Bonzanigo, pagata 65 lire e 9 soldi: oggi non è più conservata a causa di un furto.
Il quadro misura 75 x 65 cm.
Grazie alla sua collocazione all’interno della chiesa è in buon stato di conservazione.

Data compilazione scheda: 29 maggio 2026
A cura di Carla Ponzio, presidente dell'Associazione odv I Love San Felice
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