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TORINO. La via, la chiesa e l’amaro di san Simone

L’area del Balon

Punto di forza

A girare per il Balôn si scopre sempre qualcosa. Per esempio ci si ritrova in una corta via ad arco, da un lato un’insegna quasi illeggibile, dall’altro la solita targa muta: via San Simone. Una via dedicata ad un santo, o ad una chiesa, oppure all’amaro torinese.

La chiesa è dedicata a san Simone il Cananeo o lo Zelota, uno dei dodici apostoli di Gesù, festeggiato dalla Chiesa il 28 ottobre insieme a San Giuda Taddeo. La chiesa è antichissima, esisteva già nell’Anno Mille, citata nel 1047 in un diploma dell’imperatore Enrico III.
Nel 1250 San Simone diventa parrocchia, a metà Quattrocento possiede anche un orto ed un cimitero.
Nel 1584 conta circa duecento parrocchiani, ma è ormai quasi in rovina, i defunti seppelliti appena sotto il suolo, il tetto in legno che scricchiola e sul muro prospiciente l’altare sono state costruite addirittura una latrina ed una stalla che esalavano un terribile fetore, tanto che ne viene ordinato l’abbattimento.
La chiesa rimane almeno sino a fine ‘600, in un vicoletto raggiungibile da via Dora Grossa, l’attuale via Garibaldi all’altezza di via San Francesco d’Assisi, poi se ne perdono le tracce: unica notizia certa racconta che viene adibita nel 1742 ad uso civile dopo di che scompare dalla memoria urbana.
I resti della chiesa di San Simone e Giuda Taddeo sono riemersi solo nel 2013 nei lavori presso il Centro Studi Sereno Regis di via Garibaldi 13.

L’amaro san Simone. I monaci di San Simone erano esperti di piante e radici e crearono un depurativo alle erbe, considerato un elisir di lunga vita. Nei primi anni ’50, negli archivi dell’Antica Officina Farmaceutica San Simone di via Garibaldi 11 viene ritrovata la ricetta originale. Ed è allora che il farmacista Aldo Fechino decide di rielaborarla e creare una versione più armoniosa e gradevole dell’elisir. E nasce l’Amaro San Simone.
Materie prime alcol da cereali, 39 erbe e radici selezionate in gran parte dal territorio, riconosciute per le loro proprietà toniche, e caramello da zucchero utilizzato come colorante, niente additivi. Oggi lo producono il genero ed il nipote del farmacista Fechino, Ruggiero e Federico Fulcheri, in un laboratorio ultra-artigianale a Madonna di Campagna, 350.000 bottiglie all’anno. La bottiglia è sempre la stessa, inconfondibile, 70 cl, solo l’etichetta ha aggiunto un tocco dorato attorno allo stemma rosso.
Nel 2025 è stato premiato come miglior amaro del mondo, medaglia d’oro al concorso mondiale di Bruxelles, dopo una degustazione alla cieca di 2598 campioni da tutto il pianeta.

Autore: Rosalba Graglia

Fonte: Newsletter Corriere Torino 2 mag 2026

Data compilazione scheda: 2 maggio 2026
A cura di DMF
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