MELAZZO (AL). Castello Gandolfi
Cinto da alte e robuste mura merlate, si erge Castello Gandolfi con il suo imponente parco di 6100 mq, caratterizzato da numerosi alberi d’alto fusto
L’edificio, saccheggiato nel 1431 dalle truppe di Francesco Sforza, distrutto e ricostruito nel XVII secolo, mantiene nella parte esteriore il suo aspetto medievale. Dell’impianto originario sono riconoscibili gli imponenti bastioni di cinta a delimitazione del parco, l’edificio a due piani articolato in 35 stanze e la torre centrale.
Il castello risale al secolo XI, appartenne ai conti d’Acquesana, la famiglia del vescovo di Acqui san Guido.
Nel XIII secolo Melazzo divenne feudo dei marchesi del Bosco e successivamente dei marchesi del Monferrato. Si racconta che qui soggiornò dal 1330 al 1333 il re inglese Edoardo II Plantageneto, dopo la sua deposizione. Nel XVI secolo passò nelle mani dei Gonzaga di Mantova che consegnarono poi il feudo alla famiglia Gandolfi, alleata dei Savoia.
Il periodo di maggior splendore si ebbe durante il XVI secolo quando la poetessa Leonora Ravoira, moglie dell’allora proprietario conte Falletti, trasformò il castello in un salotto di artisti; l’edificio fu arricchito di affreschi e furono costruiti grandi bastioni in pietra per dominare l’intera vallata.
Fu oggetto di restauri in stile neogotico nel XIX-XX secolo, in particolare nelle merlature delle mura.
Il castello è formato da un corpo centrale continuo e allargato fino ad attraversare l’intera proprietà in direzione nord-sud e dividerla in due spazi aperti. Il parco a sud ha origine dall’antica piazza d’armi del castello e termina col cammino di guardia, protetto dal muro difensivo dotato di aperture, strapiombanti su imponenti bastioni in pietra, di circa 20 metri di altezza. Il panorama abbraccia l’intera valle dell’Erro.
La torre centrale coincide con l’ingresso principale ed è caratterizzata da finestre ad arco, da bifore e da un coronamento di archetti sospesi e decorazioni
Gli interni sono impreziositi da volte a crociera nel piano nobile e da coperture con archi a tre cerniere al piano terra ed al secondo piano. La pavimentazione e costituita dalle “piastrelle di S. Guido”, mattonelle rettangolari del secolo XI secolo, originate dalla fornace che i conti d’Acquesana avevano nella località Caliogna. Lo scalone principale è stato modificato nel ’700.
Indirizzo: Via Amedeo d’Aosta, 35
Di proprietà privata. Visibile solo esternamente
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