PIOBESI (To). Chiesa San Giovanni ai Campi.
La chiesa attuale, che sorge all’interno del recinto cimiteriale dal 1927, ebbe prerogative di pieve e può essere databile intorno all’880 circa.
L’intero edificio fu costruito con pietre provenienti da una strada tardoantica, di cui si conserva ancora un considerevole tratto sul fianco dell’absidiola di sinistra, con mattoni romani, recuperati forse da villae dell’aristocrazia e da cascinali presenti nell’agro circostante, e da lastre marmoree e litee.
All’esterno della pieve, sopra il portale d’ingresso, si trova una lunetta affrescata nel 1359, con una lunga iscrizione in caratteri gotici: nell’ottobre di quell’anno, i coniugi Giovanni Pivart di Chamousset e Guglielmina, dedicarono questo affresco a san Giovanni di Piobesi ed alla Vergine Maria.
L’interno è suddiviso in tre navate da portici a tutto sesto. Le pitture tardogotiche che ornano le pareti sono l’esito di una campagna decorativa di tardo Quattrocento: rappresentano i santi Stefano, Bartolomeo, Pietro, Maria Maddalena e Bernardino da Siena. Nella navata destra, si trova un Dio Padre con la Madonna in trono, Gesù Bambino, san Rocco e san Giovanni Evangelista, con una teoria di grottesche.
Nella navata sinistra un affresco devozionale, databile tra le fine del Cinquecento ed i primi dei Seicento, raffigura santi legati alla protezione dalle malattie infettive. Nella stessa navata erano inoltre presenti un ciclo di affreschi realizzati ad inizio Quattrocento da Giovanni Beltrami di Pinerolo su committenza della famiglia Novelli: staccati dalla Soprintendenza e in deposito presso la Galleria Sabauda di Torino, oggi li possiamo ammirare in una riproduzione fotografica.
Nella sacrestia, collocata nell’absidiola destra, sono conservate grottesche cinquecentesche, resti di immagini marine, un san Pietro in cattedra, una Annunciazione commissionata dalla nobile famiglia Aliberti di cui compare lo stemma, ed una rara raffigurazione della “Trinità” cosiddetta “orizzontale”, con le tre figure identiche e colte nell’atto di impartire la benedizione.
Dietro l’altare maggiore, il catino absidale è decorato da un Cristo in Maestà all’interno di una mandorla porpora, che regge il Libro dell’Apocalisse, ormai chiuso, e l’Agnello del sacrificio. In basso, figure di Apostoli e della Vergine Maria. Questo grande affresco, completato dai simboli degli Evangelisti e dalla Deesis (“Supplica”) con la Madonna e Giovanni Battista, può essere datato all’880-890, in piena epoca ottoniana, quando il matrimonio tra l’imperatore Ottone II e la bizantina Teofano creò una importante commistione tra la pittura tedesca e orientale.
Info:
La Chiesa è visitabile su prenotazione, tel.cell: 3381452945.
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