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TORINO. I “toret”.

Punto di forza

Se c’è una cosa che a Torino sembra essere sempre stata lì, sono loro. Piccole, verdi, con la testa di un toro dalla quale sgorga continuamente acqua. I torinesi le chiamano semplicemente “toret”.
Si trovano nelle piazze, nei giardini, lungo le strade e nei quartieri della città. Sono talmente familiari che spesso ci si passa accanto senza nemmeno notarli. Eppure sono uno degli elementi più caratteristici del paesaggio torinese.

Una fontana che è diventata un simbolo. Oggi il “toret” è quasi un’icona di Torino. E’ infatti uno dei simboli della città, riconoscibili per il caratteristico colore verde e per la testa taurina. La rete comprende oggi più di 800 fontanelle distribuite nelle otto circoscrizioni. Non sono però nate come elemento decorativo.
La loro storia è legata ad una necessità molto concreta: portare acqua potabile a disposizione delle persone negli spazi pubblici, quando l’acqua non arrivava semplicemente dal rubinetto. Per noi è difficile immaginare una città nella quale aprire un rubinetto ed avere immediatamente acqua potabile fosse tutt’altro che scontato. La crescita urbana rendeva sempre più importante organizzare in maniera razionale l’approvvigionamento idrico. E già nell’Ottocento la questione delle fontane pubbliche compare nei documenti della Città.
L’Archivio Storico di Torino conserva, per esempio, documentazione relativa alle fontane pubbliche ed all’acqua potabile degli anni Sessanta dell’Ottocento, compresi progetti di fontane ed il collocamento di fontanelle.
Questo significa che la presenza delle fontane nelle strade non era affatto un dettaglio marginale.

I “toret” che conosciamo oggi arrivano dopo. La forma caratteristica delle fontanelle torinesi si afferma successivamente. Secondo la documentazione del Comune, le fontanelle in ghisa verde iniziarono nei primi anni del Novecento a sostituire precedenti fontanelle dalla forma simile ma realizzate in pietra. Ed è proprio questa versione che sarebbe diventata una presenza familiare per generazioni di torinesi.
Una piccola fontana, sempre nello stesso posto, pronta a fornire acqua a chi ne aveva bisogno.

Ma perché proprio un toro? La risposta è legata alla storia stessa della città.
Il toro è infatti presente nello stemma di Torino ed il suo legame con la città è antichissimo. La testa taurina diventa così il segno distintivo delle fontanelle. È un dettaglio semplice, ma geniale: un oggetto destinato ad essere presente in centinaia di punti della città porta con sé un simbolo immediatamente riconoscibile. Da quel momento il “toret” non è più soltanto una fontana. Diventa parte del paesaggio urbano.

Il “toret” è nato per erogare acqua. La documentazione comunale spiega che le fontanelle torinesi sono collegate all’acquedotto ed utilizzano un sistema a getto continuo. Questa caratteristica ha anche una funzione igienico-sanitaria, perché il continuo ricambio dell’acqua nelle piccole condotte evita ristagni. Per questo il “toret” è sempre stato qualcosa di molto concreto. Non serviva soltanto ad abbellire una piazza. Serviva a bere. E per decenni è stato normale bere per strada.

Oggi possiamo comprare una bottiglietta d’acqua praticamente ovunque. Per generazioni di torinesi, invece, una fontanella pubblica era una presenza molto più importante. Era possibile fermarsi durante una passeggiata, riempire una bottiglia o semplicemente bere direttamente dal getto. E il “toret” diventava così una piccola infrastruttura della vita quotidiana.

La loro diffusione è impressionante. Una fonte del Comune, aggiornata al 2023, parla di più di 800 “toret” distribuiti nei diversi quartieri della città. È proprio questa capillarità ad averli trasformati in un elemento quasi invisibile. Ci sono così tanti “toret” che un torinese può averne uno a pochi metri da casa, dal lavoro o dal percorso che fa ogni giorno.

Non tutte le fontane di Torino sono “toret”. Quando parliamo delle fontane torinesi non dobbiamo confondere le piccole fontanelle per bere con le fontane monumentali. Sono due mondi molto diversi. Da una parte ci sono i “toret”, nati principalmente per fornire acqua alla popolazione. Dall’altra ci sono le grandi fontane artistiche e monumentali, progettate anche come elementi architettonici e decorativi. Il Comune distingue esplicitamente le fontanelle comunali dalle fontane monumentali nella documentazione relativa alla loro gestione. Alcune fontane sono diventate vere opere d’arte. Torino ha infatti una lunga tradizione di fontane monumentali. E questo crea un curioso contrasto.
Da una parte abbiamo piccoli oggetti in ghisa che si trovano praticamente ovunque. Dall’altra fontane monumentali che fanno parte del patrimonio artistico della città. Il Comune continua ancora oggi a finanziare interventi di manutenzione e restauro delle fontane monumentali torinesi. Nel 2025, per esempio, è stato approvato un programma di manutenzione straordinaria dedicato anche a queste opere.

Il “toret” è diventato parte dell’identità di Torino Forse è proprio questa la cosa più curiosa. Una fontanella nata per una necessità pratica è diventata un simbolo. Il toro è sulle maglie sportive, nei loghi, nelle insegne e nell’immaginario della città. E lo stesso toro è comparso sulle fontanelle sparse per le strade.
Da oltre un secolo quei piccoli animali di ghisa fanno parte della vita quotidiana. A Torino può essere un portico, una strada perfettamente dritta., un cortile dietro un portone oppure una piccola testa di toro da cui sgorga acqua.
Il “toret” è lì da così tanto tempo che abbiamo smesso di considerarlo qualcosa di particolare. Eppure racconta una storia fatta di acqua, crescita urbana, infrastrutture e vita quotidiana.

Autore: Gabriele Farina

Fonte: www.quotidianopiemontese.it 25 ago 2026

Data compilazione scheda: 12 settembre 2026
A cura di DMF
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