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TORINO. Briganti «contro» esercito sabaudo, il nodo irrisolto della Storia.
(30/03/26) «Non ci limitiamo a raccontare il brigantaggio nel mondo in cui è vissuto, raccontiamo anche come quel mondo ha prodotto un mito che è stato poi rielaborato». Parole di Carmine Pinto, docente di Storia contemporanea all’Università di Salerno e fra i curatori della mostra Briganti!, che è in corso al Museo Nazionale del Risorgimento, dove resterà allestita fino al 30 marzo 2026. È un grande viaggio all’interno di un tema complesso, tuttora oggetto di dibattito, trattato attraverso oltre 200 opere (con numerosi prestiti) fra dipinti, stampe, documenti, libri, armi, uniformi e altri cimeli.
«La mostra si inserisce nel percorso che il museo sta dedicando ai grandi snodi della storia nazionale», ha aggiunto Silvia Cavicchioli, direttore scientifico del Museo del Risorgimento (il gruppo curatoriale della mostra include anche Gian Luca Fruci, Silvano Montaldo, Alessio Petrizzo e Giulio Tatasciore).
L’esposizione, nel Corridoio dell’Aula della Camera Italiana, è suddivisa in tappe storiche, a partire dalla «Rivoluzione e controrivoluzione» del 1796-1825, con figure leggendarie come Giuseppe Mayno di Spinetta Marengo, «L’imperatore delle Alpi», o Fra’ Diavolo. Si raccontano le tappe che hanno portato alla nascita, allo sviluppo ed alla scomparsa del fenomeno, poi superato da altri temi dopo l’Unità d’Italia.
Il percorso della mostra
Gli interventi multimediali, come l’ingresso che consente di ascoltare spezzoni audio da film che hanno citato o rappresentato i briganti, accompagnano il visitatore. Oltre a scoprire personaggi e legami storici, infatti, la mostra si occupa molto di ciò che il brigantaggio ha stimolato, sfociando nel mito. Si comincia dai volantini contemporanei ai briganti, rappresentati con caricature o disegni più fedeli, quasi trasformati in icone.
Così la mostra, per certi aspetti, racconta anche gli albori del «pop». Del resto, pensando all’epoca, chi erano i briganti? Spesso non se ne conoscevano bene idee o provenienza, per non parlare delle «brigantesse», personaggi misteriosi per i più, parte fondamentale per il brigantaggio, in generale stereotipate, nelle descrizioni, esattamente come i «colleghi» uomini.
Una tappa, quindi, porta a Cesare Lombroso e ai suoi studi sull’uomo criminale. Fra l’aura di «romantici fuorilegge» o di delinquenti aggressivi e pericolosi, i briganti sono stati un cruccio per gli eserciti, con cui si sono scontrati dando luogo a vere e proprie guerre civili soprattutto nelle regioni del Sud Italia.
«Il brigantaggio — ha detto la presidente del museo, Luisa Papotti — è un tema complesso e divisivo, con narrazioni differenti e discordanti. Vogliamo essere più vicini all’idea di museo contemporaneo, con collezioni dinamiche, perché il mondo cambia e gli studi avanzano».
Si incontrano chicche come l’Album Carelli, con 16 disegni delle «Scene del brigantaggio nelle province napoletane» oltre ai dispositivi multimediali di auroraMeccanica che hanno l’obiettivo di far riflettere.
La mostra si conclude con un piccolo totem che pone domande molto difficili, ad esempio «puoi accettare la violenza se si tratta di combattere per la giustizia sociale?». Il visitatore risponde e compone un paesaggio su uno schermo, che diventa più verde o più marrone in base alle risposte. Alla fine della mostra si potrà capire da che parte staranno i visitatori. Un bell’esercizio.
L’esposizione è accompagnata da un programma di eventi: un incontro al mese ed un ciclo di proiezioni al Cinema Massimo, curato con il Museo Nazionale del Cinema. «Vogliamo collocare il brigantaggio — ha commentato il direttore del museo, Alessandro Bollo — nella storia del Risorgimento e della formazione dell’Italia contemporanea, restituendone tutta la complessità. Il museo deve proporre anche confronto critico e deve affrontare i nodi irrisolti della storia italiana».
Fonte: www.torino.corriere.it 23 ottobre 2025
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