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ALESSANDRIA. L’ex chiesa di san Francesco.

Interno della ex chiesa recuperata

Particolare degli affreschi rinvenuti.
Affreschi recuperati
Altri recuperi di affreschi
Ulteriori immagini di recuperi
Altre immagini interne
Punto di forza

Ad Alessandria è stato presentato il recupero dell’ex Chiesa di San Francesco, massima testimonianza architettonica del Medioevo alessandrino, finalmente restituita alla fruizione pubblica. Negletto ed inagibile per quasi due secoli, il complesso, che insiste su un intero isolato, fu uno dei maggiori centri francescani del Nord Italia.

La costruzione della chiesa è attestata dal 1268, a sostenerne l’edificazione anche gli Angiò, conti di Provenza e futuri re di Sicilia, rettori della città per brevi periodi. Consacrata nel 1314, la chiesa ed i suoi annessi ebbero nel tempo sorte meno fortunata, culminata nell’Ottocento in una serie di brutali rimaneggiamenti: nel periodo napoleonico, per adattarla a caserma, la chiesa fu frazionata orizzontalmente tramite la posa di un solaio; nel 1833, quando Carlo Alberto ne dispose la riconversione ad ospedale militare, si realizzò un cavedio interno; a fine secolo l’intero complesso rischiò di essere demolito per creare un collegamento viario diretto tra le piazze Garibaldi e della Libertà.

Agli anni Novanta del ’900 datano i primi interventi di consolidamento strutturale ed i primi scavi archeologici, ma solo a partire dal 2018, grazie alla sinergia tra istituzioni e professionalità e ad un consistente sforzo finanziario, è stato possibile concepire e mettere in opera un ambizioso piano di recupero. Il cantiere, appena concluso dopo tre anni di lavoro, è stato finanziato dal Comune di Alessandria con 4,520 milioni di euro, a cui si sono aggiunti 3,909 milioni di euro provenienti dal Por-Fesr/Poc tramite Regione Piemonte e 400mila euro dal Ministero della Cultura. Il Gruppo Studio Montagni si è aggiudicato la gara internazionale per progetto e direzione lavori: l’esecuzione delle opere è stata affidata alle imprese Damiani e Aurea sas sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Alessandria, Asti e Cuneo.

La chiesa tardogotica si sviluppa su una superficie di 1.250 mq e presenta ora tre navate con volte a crociera rette da pilastri polistili e capitelli cubici in parte danneggiati in epoca napoleonica. Claudio Montagni, progettista e direttore dei lavori, spiega come gli interventi ottocenteschi abbiano «stravolto tetto e facciata, che doveva essere a capanna come quella della chiesa francescana di Cassine (16 km da Alessandria)». In linea generale, prosegue l’architetto Montagni, «il restauro si è basato sul cercare di rendere il più visibili possibili le connotazioni originali senza eliminare del tutto le parti ottocentesche; alcune, ad esempio le volte sferiche che andarono a sostituire le navate, molto ben fatte dal Genio Sabaudo». Riempimento delle volte, cavedio e muri divisori ottocenteschi sono stati rimossi, restituendo la visibilità interna dei due livelli attuali; le pareti esterne sono state riportate a mattone a vista. Per ragioni strutturali ed in vista della destinazione museale, si è invece deciso di mantenere il solaio a metà altezza; esso, peraltro, consente di apprezzare da vicino le decorazioni di volta e costoloni, i capitelli e le chiavi di volta. Sopra il parallelepipedo che costituiva l’ingresso dell’ex ospedale militare è stato realizzato ex novo un «giardino d’inverno», un volume di 180 mq interamente vetrato.
«I lavori, ha aggiunto Montagni, sono stati preceduti da una campagna diagnostica approfondita e multidisciplinare e da un’enorme ricerca archivistica: al Genio Militare a Roma sono state recuperate le sezioni trasversali della chiesa prima dell’intervento del 1833. Abbiamo inoltre profuso molta attenzione sui materiali, recuperando il granito bianco di Montorfano, il cotto e la pietra da cantone monferrina (è in questo litotipo il portale originale della chiesa recuperato nel restauro, Ndr). Durante il restauro è stato rintracciato un corpus pittorico di notevole interesse da cui si evince che gli interni dell’edificio dovessero essere completamente affrescati».

In parallelo ai lavori di recupero e rifunzionalizzazione, la Soprintendenza ha avviato coi fondi ministeriali un «cantiere dentro il cantiere», per l’integrazione dello scavo archeologico e per la ricerca e restauro di superfici decorate prima ignote: in particolare gli ornati a bande bianco-nere e fasce a spirale rosse su fondo grigio e la riquadratura con una «Madonna in trono con bambino, un santo vescovo e una santa».
I ritrovamenti più significativi resteranno a vista e faranno parte del futuro percorso museale, favorendo la leggibilità dell’impianto architettonico dell’imponente chiesa francescana di Alessandria.

Info: tel. 0131515111, via XXIV maggio, 5 Alessandria

Autore: Alessandra Ruffino

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 3 giugno 2026

Data compilazione scheda: 3 giugno 2026
A cura di D;F
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