AVIGLIANA (To). La Palude dei Mareschi.
Il nome di Mareschi in origine Marisk, significava “palude”, tradotto in latino mariscum “giunco” ed è comune anche in altre regioni italiane del nord per indicare luoghi paludosi.
Con l’arretramento della massa glaciale si formarono bacini lacustri oltre al lago Piccolo ed al lago Grande. La torbiera di Trana e la palude dei Mareschi testimoniano l’antica presenza di questi altri, in seguito precocemente estintisi per interramento.
Nel XIX secolo le torbiere di Trana e di Avigliana furono oggetto di una intensa attività estrattiva, per ricavare un economico combustibile fossile: la torba, appunto, che rappresenta il primo stadio di carbonizzazione cui vanno soggetti i resti delle piante che vivono lungo le sponde dei laghi e delle paludi. Il processo che porta alla formazione della torba è favorito dalla morte delle piante stesse nell’acqua stagnante: la sottrazione della materia organiza all’azione degradante degli agenti atmosferici favorisce la conservazione di elementi come il carbonio: il suolo acido e privo i ossigeno permette dunque la genesi di strati di materiale che, disseccato, costituisce un ottimo combustibile. L’accumulo progressivo nel tempo di questi strati porta a sua volta alla formazione di un piccolo giacimento chiamato torbiera in cui, grazie all’azione di seppellimento ed alla scarsa erosione, possono conservarsi resti fossili anche animali e reperti archeologici di comunità residenti a ridosso delle zone umide.
E’ il caso della Torbiera di Avigliana: già completamente scavata nel 1885. I reperti in essa contenuti sono andati dispersi. Un maggiore controllo durante l’estrazione della torba ha invece permesso la conservazione di reperti archeologici ed animali (ossa) della Torbiera di Trana. Gli scarsi reperti pervenuti fino a noi, testimoniano la presenza di un insediamento probabilmente palafitticolo (rinvenimento di pali infissi in quello che un tempo doveva essere un lago), databile a 4000 – 3000 anni fa.
La Palude dei Mareschi, sita a nord ovest del lago Grande , è uno dei pochi ambienti umidi rimasti nel territorio piemontese. E’ attraversata dal Canale Naviglia, scavato nel medioevo. L’abbandono delle attività agricole dell’area ha determinato il ripristino dei canneti.
La zona dei Mareschi ha un notevole interesse naturalistico: le particolari condizioni ambientali la rendono infatti un habitat ideale per la flora idrofila, per la fauna acquatica e per numerose specie di uccelli.
Non meno importanti sono le caratteristiche geologiche del luogo. La palude rappresenta infatti l’ultimo stadio di vita di un lago: il lago scompare perché progressivamente colmato dai detriti trasportati dai corsi d’acqua immissari e dai sedimenti melmosi formati dalle spoglie della vegetazione lacustre.
Tutta l’area è caratterizzata da depositi torbosi la cui presenza dipende dall’elevazione dei suoli idromorfi (di ambiente umidi), ricchi di materia organica, che costituiscono la superficie del terreno.
Questi suoli si sono formati in condizioni di immersione in acqua pressoché continua e, perciò, in un ambiente molto riducente: tali condizioni bloccano la decomposizione dei residui vegetali, trattenendo la lignina (mentre la cellulosa si dissolve), dando origine a strati fangosi di torba.
Apprezzata come combustibile (più per la sua economicità che per il suo reale potere calorifico), la torba veniva estratta in passato anche nell’area di Avigliana: dal momento che questa attività comportava l’essicamento dei suoi, le acque dei Mareschi hanno subito opere di drenaggio di cui restano tangibili tracce.
Questo fatto ha accelerato il prosciugamento della falda acquifera, cosicché, soprattutto nei periodi di maggiore siccità, l’area assume le sembianze di una prateria pressoché asciutta.
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