IVREA (TO) Torre campanaria di Santo Stefano
La torre di Santo Stefano è il campanile romanico, unica parte sopravvissuta, del distrutto complesso abbaziale di Santo Stefano fondato dai monaci benedettini provenienti da Fruttuaria nel 1041 per volere del vescovo Enrico II.
L’abbazia, fondata probabilmente per la necessità di bonificare la paludosa riva sinistra della Dora, assicurava la vigilanza in questo punto della città e costituiva con la sua solida muratura, un ostacolo assai difficile da aggirare. I religiosi costruirono gli edifici dell’abbazia presso un’antica cappella dedicata a Santo Stefano, forse risalente al V secolo, usando laterizi ed alcuni materiali di recupero di probabile origine romana.
L’Abbazia fu fiorente sino al 1451, quando papa Niccolò V concesse al duca Ludovico di Savoia di nominare soggetti di sua fiducia titolari dei benefici al momento non assegnati, così il monastero di S. Stefano cadde nelle mani dei Ferreri biellesi che “appaltarono” per un secolo circa il titolo vescovile e il priorato di S. Stefano, provocando la rovina materiale dell’abbazia.
Nel 1544 la città, sotto il dominio spagnolo, cadde nelle mani del viceré francese Carlo Cossè di Brissac che, per potenziare le difese della città dalla parte del fiume, fece demolire la chiesa ed altri edifici.
Nel 1561 i monaci adattarono una cappella di fortuna vicino al campanile. L’abate Augusto Filiberto Scaglia di Verrua (1671 – 1697) costruì una nuova chiesa di Santo Stefano, ma ormai il monastero era fortemente decaduto sotto il profilo spirituale, mentre rimaneva come produttore di redditi agricoli.
Tra il 1747 e il 1757 l’abate vendette gli edifici superstiti del complesso monastico, eccetto il campanile ed il granaio, al conte Carlo Francesco Baldassarre Perrone di San Martino, che li demolì per ingrandire il proprio giardino. L’abate trasformò in chiesa il granaio addossato al campanile.
Nel 1885 la chiesa fu destinata dal Comune a lazzaretto in caso di epidemia. Nel frattempo alla chiesa si era addossato a est un altro fabbricato ospitante al piano terra un’officina elettrica (1892) e poi un’osteria.
Nel 1898 l’ultima chiesa di Santo Stefano, in occasione di un abbellimento dei giardini pubblici fu demolita, lasciando il campanile isolato.
La torre campanaria di Santo Stefano presenta il primo piano, parzialmente interrato, bucato da feritoie sui lati est e nord. Poi si succedono tre piani della dimensione di circa quattro metri, il primo ancora forato da due feritoie sui lati est, nord e ovest, il secondo da monofore e il terzo da bifore su tutti i lati. Il quinto piano presenta una brusca riduzione di altezza, passando da quattro metri a m 3,30, cessa la lesena centrale, compare una trifora più bassa delle bifore sottostanti e gli archetti pensili si abbassano di molto sulle luci. Questa caduta di stile si fa ancora più evidente nel sesto ed ultimo piano che si riduce a m 2,70 e nel quale compare una trifora. L’ornamentazione architettonica è costituita da lesene angolari spesse e da lesene intermedie più sottili; dal fregio marcapiano a denti di sega in laterizio a vista, girante su tutto il perimetro della torre; da archetti pensili, più affilati inferiormente, più tozzi nei piani alti.
Queste differenze architettoniche sono probabilmente dovute ad una sopraelevazione; infatti nella sua forma originaria doveva mantenere l’altezza costante dei piani ed aumentare progressivamente la misura delle luci, ma nel 1117 fu devastato dal violento terremoto che colpì la diocesi di Ivrea.
Altri danni furono arrecati al campanile dall’artiglieria francese durante l’assedio del 1704. Fu posto rimedio con la ricostruzione in laterizio delle murature dei fregi ad archetti ma le luci non furono rifatte e ci si limitò a tamponarle. Dai documenti di archivio si rileva che le cure riservate al campanile furono scarse, soprattutto tra il XVIII e il XIX secolo. Nel 1827 il piano terra della torre venne adibito a scuderia. Nel 1854 venne sostituita la cuspide andata distrutta con una volta di mattoni, poi ricoperta d’asfalto. Nel 1880 il comune utilizzò il campanile come torre di distribuzione dell’acquedotto.
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