LEMIE (To), fraz. Forno. Il ponte sulla Stura.
Meno famoso del celeberrimo Ponte del Diavolo o Ponte del Ròch di Lanzo Torinese, edificato nel 1378, il piccolo ponte di Forno è una pregevole testimonianza architettonica realizzata nel Medioevo e dovuta alla munificenza di una famiglia di impresari minerari locali, i fratelli Goffi.
L’abitato di Forno, oggi frazione di Lemie, ma fino al 1810 comune autonomo, reca nel nome la memoria della fiorente attività di fusione (forno) e lavorazione del ferro, ma anche rame e argento, che, fin dalla metà del Duecento, veniva praticata in zona utilizzando i materiali ferrosi estratti dalle miniere dell’alta valle.
Questa attività proto-siderurgica divenne nel tempo talmente florida da attirare a Forno maestranze specializzate nella lavorazione dei metalli provenienti, in particolare, dalla Bergamasca e dalla Valsesia, come attestato da citazioni contenute in documenti della seconda metà del Trecento. Di tale presenza rimangono tracce nella parlata locale e negli usi e costumi della popolazione, ad esempio nel culto di San Giulio, raro in questi territori alpini, ma molto diffuso e vivo nei territori del Piemonte orientale, in particolare nel Cusio, nell’Alto Novarese e nell’area valsesiana.
Furono proprio i fratelli Goffi, Antonio, Amedeo e Giovanni, figli di Pietro Goffi, che aveva raggiunto un notevole status di benessere economico grazie alla titolarità della concessione per lo sfruttamento delle miniere di ferro e di rame della valle, a finanziare le due principali testimonianze architettoniche e storico-artistiche di Forno: il ciclo di affreschi tardo gotici che orna la chiesa di San Giulio, eseguito nel 1486 su committenza dei fratelli Goffi ad opera di un maestro rimasto anonimo appartenente alla scuola torinese di Giacomo Jaquerio, ed il ponte in pietra sulla Stura (conosciuto anche come “ponte Goffi”) eretto nel 1477 forse in sostituzione di un precedente manufatto danneggiato dall’alluvione del 1469.
Il ponte si può ammirare in tutta la sua essenziale eleganza percorrendo la strada provinciale della Valle di Viù e sostando nell’apposita piazzola ricavata nelle vicinanze. Presenta due arcate: al centro di quella principale sorge una struttura a baldacchino, che doveva essere un’edicola coperta dedicata alla Vergine, un tempo affrescata.
Il manufatto, che consentiva alla mulattiera per Lanzo di attraversare le impetuose acque del torrente Stura di Viù, costituisce la tangibile testimonianza di come spesso un tempo, nella prosperità raggiunta, non ci si dimenticasse di promuovere a proprie spese iniziative a vantaggio della comunità di cui si era parte.
Autore: Paolo Barosso
Fonte:
www.lambello.org 3 ago 2026
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