ROCCA CANAVESE (To). Cappella della Confraternita di Santa Croce.
La chiesa era la cappella dell’antico “Castrum Rochae ad villam Curiae”, il castello cui era collegata da due grandi archi murati. La costruzione può risalire al 1250 mentre un ampliamento, con la ricca decorazione ad affresco, è del 1450 circa.
Nel secolo scorso la chiesa, intitolata antecedentemente a S. Giovanni Battista, passò alla “Compagnia di Santa Croce o dei Battuti” e perciò prese il nome di chiesa della Confraternita di Santa Croce. La chiesa è oggi sconsacrata ed usata dal Comune come centro culturale. Interno ed esterno dell’edificio sono stati oggetto di restauri terminati nel 2011.
Sul soffitto, suddiviso in quattro parti da fregi che rappresentano angioletti, sono raffigurati i quatto Evangelisti e quattro Dottori della Chiesa: san Luca e san Gregorio Magno, san Giovanni e sant’Agostino, san Matteo e sant’Ambrogio, san Marco e san Gerolamo, disposti nell’ambiente raffinato di uno scriptorium medievale.
Sulla parete di fondo invece sono raffigurati Gesù e gli Apostoli e una Pietà (la Madonna e le Pie Donne). Sulle altre pareti della navata, diverse figure di santi: sant’Apollonia (a cui piedi è inginocchiata la figura ormai poco leggibile del probabile committente), san Sebastiano (insolitamente raffigurato con la barba), sant’Antonio abate, santa Liberata con in braccio due infanti. Sant’Antonio abate è raffigurato con in mano il bastone pastorale cui è appesa un grossa campanella.
Dal restauro del 1998 sono state recuperate intere scene: la Madonna del latte con angeli musicanti; il Martirio di san Sebastiano; la Madonna della Misericordia con i membri della Confraternita di san Giovanni Battista.
Sotto il mantello della Vergine della Madonna della Misericordia, invece dei soliti fedeli, compaiono delle piccole figure bianche, incappucciate, quasi spettrali: sono i Batù (o disciplinati). Due nomi per lo stesso identico rito: erano i “battuti”, chiamati così perché si flagellavano pubblicamente usando la “disciplina”, ovvero una piccola frusta con cui castigavano il corpo per elevare lo spirito.
Accanto ai Batù esisteva anche una loro controparte femminile, le “Giaune”, attive fino alla metà del ‘900: precedevano il corteo funebre con canti, preghiere ed un cero acceso. Nella cappella è ancora esposto un loro vestito originale.
Info:
Indirizzo: via Umberto I, 20
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