ALBUGNANO (At). Abbazia Santa Maria di Vezzolano.
L’origine del complesso monumentale di Vezzolano è incerta. Una leggenda parla di frane che danneggiarono la chiesa costruita in loco di fronte all’attuale. Furono recuperati i materiali per riedificarla più a monte, ma una seconda frana li spostò a valle ed il fatto fu considerato un segno divino, così che la chiesa sorse la dove Dio aveva indicato.
Quanto alla origine storica reale, la destinazione del sito alla edificazione è fatta risalire ad epoca romana; frammenti di embrici dell’epoca romana sono stati ritrovati in una vigna nei pressi.
Primo documento che si riferisce alla Prepositura di Vezzolano risale al 27 febbraio 1095.
Vezzolano possiede molti territori, al di qua e al di là del Po, riceve decime e diritti su diverse chiese, situate nelle diocesi di Vercelli, Torino e Ivrea, dai rispettivi vescovi.
Nel 1405 la canonica ed i suoi priorati, a cominciare dai più ricchi, furono assegnati a chierici secolari, che ricevevano in commenda (affidamento) proprietà e rendite di beni e terreni.
Del 1494 è il passaggio a Vezzolano di Carlo VIII di Francia, reduce da Chieri, rappresentato nel trittico in terracotta sull’altare nel personaggio di sinistra, piccolo e tozzo, orante con i gigli di Francia.
Dopo che il Concilio di Trento impone una più stretta disciplina, le visite pastorali della Diocesi di Casale alle chiese di Albugnano toccano anche Vezzolano, nonostante le resistenze opposte dei prevosti e dei loro vicari, che rivendicano l’appartenenza dei canonici ad “alieno dominio” (papale).
La visita del 1584 chiede (senza esito) di levare il “choro in mezzo alla chiesa” secondo le prescrizioni del Concilio.
Una tradizione racconta della visita in incognito di Carlo Borromeo e che ne abbia ordinata la soppressione dei canonici.
Con la pace di Cherasco (1631) il territorio di Vezzolano passa ai duchi di Savoia ed il prevosto Cesare Galliano, prontamente schieratosi con i nuovi principi, ottiene la dignità di gran priore dell’Ordine Mauriziano. Dal 1648 al 1657, fu prevosto commendatario il cardinale Maurizio di Savoia, il cui stemma è effigiato nella Sala degli Abati.
Al Settecento va ascritta la perdita dei manoscritti su cartapecora, la cui responsabilità è attribuita alle truppe francesi (1703) e più probabilmente a don Simone Marchisio di Aramengo, vicario a Vezzolano tra il 1704 e il 1745.
Arrivati i Francesi a fine ‘700, la vecchia provincia di Asti fu aggregata al dipartimento del Tanaro, creato nel primo effimero periodo di occupazione (1799); ma Albugnano, ed altri paesi della zona, presentarono ricorso per entrare nel dipartimento dell’Eridano, con gravitazione amministrativa su Torino [A.S.T., Ricorso del Comune di Castelnuovo d’Asti].
Intanto nel 1800 il governo napoleonico del Piemonte trasferisce beni e possedimenti di Vezzolano al governo nazionale; la chiesa diventa cappella campestre della parrocchia di Albugnano; nel 1805 il chiostro e gli edifici connessi sono venduti all’asta ed acquisiti da privati.
La Chiesa di Vezzolano dalla metà del secolo XIX è stata fatta oggetto di studi storici frammisti ad elementi di tradizione e leggenda.
Il primo lavoro è di Antonio Bosio, dell’antica Abbazia e del Santuario di Nostra Signora di Vezzolano presso Albugnano, dal titolo: Memorie storiche, Torino 1859. Segue il Barone Giuseppe Manuel di S. Giovanni con: Notizie e documenti riguardanti la chiesa e prepositura di S. Maria di Vezzolano nel Monferrato ed illustrate con disegni dal Conte Edoardo Mella, in Miscellanea di storia italiana, edita per cura della Regia Deputazione di Storia Patria. Tomo I. Torino Stamperia Reale 1862.
Nel 1895 la Chiesa viene riconosciuta come monumento nazionale sotto la tutela delle Belle Arti, allora comprese nel Ministero della Pubblica Istruzione (v. E. BRACCO, Luoghi romiti: Santa Maria di Vezzolano,“ Emporium” , vol. VI, 1898).
Il podere, già di proprietà di Edoardo Serafino, avvocato di grido e Segretario del Consorzio agrario di Torino, fu donato dalla sorella Camilla Serafino nel 1926 alla Accademia di Agricoltura di Torino. Accogliendo la donazione “composta di fabbricati civile e rustico di cui fa parte il celebre chiostro [dell’abbazia] nonché terreni a varia coltura”, l’Accademia si impegnava ad istituire nel podere una scuola per l’insegnamento teorico pratico d’agricoltura intitolata a Giacomo Filippo Serafino. Nel 1938 l’intero complesso monumentale fu acquisito dal Ministero dell’Educazione Nazionale, Direzione Generale delle Antichità e delle Belle Arti, da cui è pervenuto nel tempo all’attuale Ministero dei Beni e Attività Culturali e del Turismo.
Nel 2015 il complesso è stato affidato al Polo Museale del Piemonte, struttura periferica della Direzione Nazionale Musei del MIBACT.
L’Abbazia è uno dei più importanti monumenti medievali del Piemonte. Costruita tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, rappresenta un esempio significativo di architettura romanica e gotica.
La costruzione della chiesa così come oggi la vediamo prende avvio nella seconda metà del XII secolo; all’inizio del XIII secolo la chiesa era ultimata, mentre il resto del complesso, chiostro e sala capitolare compresi, verrà completato nei secoli seguenti.
La chiesa originariamente a tre navate, ognuna con un’abside semicircolare, ha subito modifiche nel tempo, tra cui la chiusura della navata di destra e la creazione del chiostro sul lato nord.
La facciata presenta elementi decorativi di rilievo, tra cui sculture raffiguranti l’Arcangelo Michele, Cristo e l’Arcangelo Raffaele.
L’interno è di forme romanico-gotiche con influssi francesi e lombardi. Attualmente è composto da due navate, centrale e sinistra, quella destra è stata incamerata nel chiostro nella seconda metà del XIII secolo.
La navata centrale è divisa trasversalmente da un pontile (o jubé) finemente decorato. La struttura, in arenaria, è di scuola borgognona; la lunga iscrizione chiarisce, tra l’altro, che l’opera è stata completata nel 1189.
Il pontile separava il coro, riservato ai presbiteri, dalla navata riservata ai fedeli.
In fondo alla navata centrale, sulla destra, si trova il collegamento con il piccolo chiostro.
Tra le ali nord-est e nord-ovest del chiostro, i due capitelli d’angolo sono decorati con Storie della Vergine.
Lungo l’intera l’ala nord-ovest del chiostro è conservata una serie di pregevoli affreschi trecenteschi.
Il chiostro è celebre per gli affreschi ben conservati, tra cui spiccano tonalità di blu intenso, offrendo uno sguardo sulla pittura medievale.
Nel 1996 è stato avviato un progetto per ricreare un frutteto tradizionale, coltivando meli tipici della regione, contribuendo alla conservazione del paesaggio rurale.
Visite:
Orari di apertura (orario estivo): Dal 31 marzo al 26 ottobre 2025, aperta dal giovedì alla domenica, dalle 10:00 alle 18:00.
Orari di apertura (orario invernale): Dal 27 ottobre 2024 al 30 marzo 2025, aperta dal venerdì alla domenica, dalle 10:00 alle 17:00.
La Canonica di Santa Maria di Vezzolano offre un’esperienza unica, combinando storia, arte e spiritualità, ed è un punto di riferimento imperdibile per chi visita la regione.
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