GRAVERE (To). Certosa della Madonna della Losa.
La regione subalpina è il teatro della prima irradiazione certosina in Italia: Pesio, nel comune di Chiusa Pesio nel 1172, Casotto, nel comune di Garessio nel 1173 e poi, nel 1189 Santa Maria alla Losa presso Gravere in Valle di Susa.
I monaci della Madonna della Losa diventano proprietari assoluti ed in perpetuo delle terre a loro donate e sono esenti dal pedaggio per animali e merci nelle terre sabaude.
Nel 1212 i privilegi saranno riconfermati dal figlio di Enrico IV, Federico di Svevia. Altre esenzioni dai pedaggi sono ottenute da Bonifacio Marchese del Monferrato e da Lamberto Vescovo di Moriana. Lo stesso fanno i signori del Delfinato.
Il 29 maggio 1197, a Rivalta, Tommaso I di Savoia, “per la salute della sua anima e dei suoi predecessori” cede loro tutte le sue proprietà nella “Valle Orsiera” e “Monte Benedetto”.
Gran parte dei possedimenti certosini sono pascoli usati per il sostentamento dei numerosi armenti, soprattutto ovini, che nei mesi invernali scendono in pianura esentati dai vari pedaggi. Il Conte, Tommaso I di Savoia, accorda anche la pastura su tutte le terre da lui dipendenti e la Certosa incrementa così le sue mandrie: in quel momento dall’attività transumante trae i maggiori proventi.
Fin dal 1196 sono documentate anche liti con le comunità vicine: i Certosini, tramite acquisti e donazioni, vogliono creare attorno alla loro domus una fascia di desertum: qui nessuno non solo non può entrare ma neanche acquisire terre. Interviene il Conte ad imporre un compromesso che riconosce i diritti di chi può dimostrare un’usucapione trentennale. Vieta nuove acquisizioni. I Certosini però si ritengono troppo “disturbati”. Tommaso allora caldeggia un loro trasferimento in Valle Orsiera, a monte di Villar Focchiardo, ossia a Monte Benedetto.
L’edificio si presenta con una configurazione planimetrica molto semplice a navata unica coperta da una volta a botte intonacata e parzialmente affrescata.
L’intonaco che ricopre tutti i prospetti della chiesa ha nascosto ogni possibile indizio dello stato originale. La copertura è realizzata con una struttura lignea e manto in lose a spacco naturale.
Il piccolo campanile, che ha mantenuto il paramento in pietra a vista, riprende, pur nella sua semplicità, caratteristiche architettoniche tipiche dei campanili romanici. L’ultimo livello è adibito a cella campanaria e probabilmente presentava aperture a bifora, poi sostituite da larghe aperture archivoltate per permettere il passaggio delle campane.
Le volte dell’antico oratorio certosino conservano un ciclo affrescato con la raffigurazione dei Dodici apostoli, datato al primo ‘400 ed assegnati dalla critica al Maestro di San Bernando del Lajetto. Il ciclo degli apostoli, di solito affrescato sulle pareti dell’abside, è stato qui distribuito sulla volta, sfruttando la sua particolare forma a carena.
A questo ciclo si sovrappone in parte un analogo ciclo seicentesco. Quest’ultimo fu realizzato nel corso del XVII secolo a causa del deterioramento del ciclo più antico dovuto ad umidità ed infiltrazioni di acqua piovana.
La cappella della Madonna della Losa ospitava fino ad alcuni decenni or sono un prezioso altarolo ligneo (Altare a baldacchno) opera di un anonimo scultore di scuola renana del XV secolo, raffigurante la Vergine in contemplazione degli episodi della Passione di Cristo.
Il “Baldachinaltar” appare oggetto di particolare pregio e di committenza non locale ed è tuttora conservato, per motivi di sicurezza, presso il Museo Diocesano di Arte Sacra di Susa. Esso si configura come una sorta di “horologium Passionis” nel quale la figura della Vergine in preghiera, inginocchiata in contemplazione del sepolcro nel quale è adagiato il corpo del Figlio, fa da perno ad un ideale quadrante nel quale si dipanano le scene della Passione e morte di Cristo.
Nel 1690 gli abitanti di Gravere fecero voto di recarsi in processione alla Madonna della Losa il giorno di Sant’Anna (26 luglio) per essere liberati dalla guerra che annientava il paese, già provato da una grave epidemia. La tradizione è ancora viva oggi, seppur su un percorso ridotto.
Per visita:
“La Chiesa è inserita nel circuito di CHIESE PORTE APERTE che prevede la visita in autonomia con apertura della chiesa con app e narrazione registrata. Vai su “Chiese porte aperte App” (https://www.cittaecattedrali.it/it/chiese_aperte) “Installa” e Registrati.
Prenota la visita gratuita che consente l’entrata nei siti 365 giorni l’anno dalle 9.00 alle 18.00, nell’orario selezionato, inquadrando il QR code si apre la porta della chiesa.”
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