MANTA (CN). Chiesa di Santa Maria del Monastero
La chiesa fu il primo luogo di culto di Manta ed è uno dei più antichi monumenti cristiani del Piemonte sud-occidentale e le sue origini sono legate all’Abbazia di Pedona, oggi Borgo San Dalmazzo. Venne edificata con annesso un convento di monaci benedettini (da qui il nome). Conserva pregevoli e importanti affreschi del XV secolo.
La conformazione muraria, la tipologia delle absidi connesse a spigolo vivo, la struttura di una coppia di archetti binati che le decora, la conformazione dei pilastri interni consentono di collocare la costruzione negli ultimi decenni del secolo XI. Citata però per le prime volte in due atti di donazione del 1175 e del 1182.
Il monastero fu in seguito distrutto. Nel XV secolo la chiesa assunse il ruolo di cappella cimiteriale per le “famiglie importanti“ del paese. A tal fine fu sopraelevato di circa 90 cm. il livello della pavimentazione originale. Conservò questa funzione per secoli e si può ancora notare una lapide del 1539.
Fu frequentata dalle genti di pianura fino al 1673, quando si aprì al culto l’attuale parrocchia di Santa Maria degli Angeli, mentre la popolazione della collina usava raccogliersi nella parrocchiale annessa al Castello.
Nel corso dei secoli, come testimoniano le relazioni di visite pastorali, fu assai trascurata. Solo nella seconda metà del 1700 si ebbe il rifacimento della facciata, la costruzione del campanile, la copertura dell’abside centrale con una volta a spicchi e la posa dell’altare, un classico esempio del barocco saluzzese. Nel XIX secolo subì un grave progressivo degrado. Nel corso della seconda guerra mondiale fu utilizzata come comando militare di artiglieria alpina e poi come presidio di truppe tedesche, infine come deposito e magazzino. In quegli anni si verificarono gravi danni alle pitture parietali.
La facciata a capanna, rifatta nel 1760, è segnata da quattro lesene chela dividono in tre parti corrispondenti alle navate interne. Fortunatamente non hanno mai subito interventi le absidi esterne, segni inconfondibili della loro origine romanica.
L’interno si presenta a tre navate, spartite da quattro pilastri, coperte da armatura lignea e chiuse con absidi semicircolari. L’abside maggiore è illuminata da una coppia di monofore.
A partire dagli anni 1970 ebbero inizio gli interventi di conservazione con un primo restauro degli affreschi che furono strappati nel 1979 e che sono attribuiti a un anonimo artista che li realizzò intorno al 1430 con la collaborazione della sua bottega , nel periodo jaqueriano, e che fu influenzato dall’anonimo Maestro della Manta che in quegli stessi anni affrescava il Salone Baronale del Castello.
Nel 1986 fu rifatta la copertura lignea a capriate, poi seguirono altri restauri, in particolare nel 2006-7 sia all’esterno che l’interno dell’edificio dove furono ricollocati nella navatella destra gli affreschi strappati che raffigurano: san Nicola; san Leone Papa; La deposizione di Cristo nel sepolcro; san Biagio; L’Annunciazione. Tranne quelli della parete sud, tutti gli altri affreschi sono stati oggetto di pulitura e restauro nel 2007. Anche l’abside centrale ed il relativo altare sono stati restaurati ripristinando l’effetto “trompe l’oeil”.
Nel semicatino absidale, purtroppo frammentaria, la Santa Trinità in mandorla con angeli che le fanno corona.
Ai due pilastri del lato sud sono appoggiati gli affreschi con le figure di san Giacomo e san Benedetto.
L’affresco più vasto presente nella chiesa, che domina la parete sud per tutta la sua altezza, oggetto di un restauro conservativo e fissativo nel 1995, raffigura un Giudizio Universale, con Cristo giudice al centro della mandorla sostenuta da sei angeli. Ai cui lati sono la Madonna e San Giovanni. Nella zona inferiore la raffigurazione della città celeste con san Pietro che accoglie le anime dei salvati sulla porta di un edificio gotico. Solo poche tracce rimangono dell’Inferno perché la scena risulta in parte distrutta da un’apertura ad arco praticata successivamente. Lungo la parete sono altre scene. Una è poco leggibile; l’altra rafffigura il martirio di san Sebastiano; un successivo riquadro ritrae san Fabiano, sant’Antonio abate e un san Sebastiano rappresentato questa volta nelle vesti di un nobile cavaliere.
Nell’absidiola del lato nord vi è un’Annunciazione molto simile a quella del santuario di San Leone sulla collina di Manta, datata 1422.
Sulla parete a sinistra sono le figure di san Benedetto e san Bernardino da Siena (1380-1444).
Info: La Chiesa, di proprietà comunale, è aperta solo in alcune circostanze, rivolgersi al Comune, tel. 0175.85205
https://archeocarta.org/manta-cn-chiesa-di-santa-maria-del-monastero/
Indirizzo: Via Rivoira, 11/7 – Manta CN
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