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SETTIMO TORINESE (To). Un affresco del ‘300 nell’ex pieve S. Pietro.

La facciata

Un affresco tardo medievale è stato ritrovato a Settimo, nella ex Pieve di San Pietro, la chiesa medievale sconsacrata in piazza degli Alpini, di proprietà comunale.

Le origini della ex chiesa sono difficili da stabilire, ma l’edificio risale almeno al XII secolo e sorge su strutture ancora più antiche.
La prima attestazione documentaria è anteriore al 1118.
La sua costruzione è plausibilmente legata all’abbazia torinese di San Solutore, proprietaria di vasti terreni nella zona già dall’XI secolo.
La posizione non era casuale: la chiesa si trovava ai margini del borgo medievale che si stava sviluppando intorno al castello, lungo un’importante direttrice di collegamento tra Torino e Pavia, l’antica «strada lombarda», percorsa da pellegrini e mercanti.

Il complesso che oggi si presenta al visitatore è il risultato di una lunga stratificazione. L’abside romanica, il campanile nella sua parte più antica, l’absidiola aggiunta successivamente ed il corpo principale raccontano trasformazioni avvenute nell’arco di secoli, dal XII al XIX. Anche la facciata è il frutto di una successiva ricomposizione, con due paraste di ordine gigante e un timpano. Il restauro ha permesso di recuperare e rendere leggibili molte di queste diverse fasi.

Ma è soprattutto all’interno che il cantiere ha riservato le sorprese più importanti. La rimozione di intonaci e scialbature degradate ha riportato alla luce significative tracce romanico-gotiche nell’area presbiteriale, con decorazioni pittoriche databili tra XIV e XV secolo. Sono riapparse due delle tre monofore absidali del XIII secolo, decorate nelle strombature con motivi a racemi. E proprio dietro un’opera più recente è emersa la scoperta più inattesa: un’immagine di «San Pietro in cattedra», attribuibile ad un anonimo artista dell’Italia nordoccidentale della prima metà del Quattrocento.

L’affresco era rimasto nascosto per secoli dietro il dipinto tardobarocco che raffigura la «Liberazione di San Pietro», con l’angelo che scioglie le catene dell’apostolo imprigionato. Un cedimento accidentale dello strato di supporto ha rivelato l’opera più antica, sconosciuta fino ad allora sia alle cronache sia agli studiosi.
Oggi i due dipinti sono entrambi visibili: il San Pietro in Vincoli è stato restaurato e ricollocato sulla parete sinistra, mentre il San Pietro in Cattedra domina l’abside centrale, valorizzato dalla nuova illuminazione.

Il progetto non si è limitato alla conservazione. Dopo i pesanti interventi del secondo Novecento, che avevano compromesso la leggibilità dell’architettura originaria con intonaci cementizi, controsoffitti e innesti impiantistici, l’obiettivo è stato restituire unità e riconoscibilità al monumento. Sono stati restaurati gli esterni in laterizio del campanile e delle absidi, rifatte le coperture e realizzati nuovi impianti, compresi quelli per il trattamento dell’aria.

Anche i nuovi elementi sono entrati in dialogo con la storia del luogo. Il pavimento in pietra di Luserna e porfido incorpora simboli geometrici e riferimenti numerologici, tra cui il Nodo di Salomone, ripetuto tre volte. Un grande cerchio rosso in porfido richiama simbolicamente la perfezione del cosmo e l’antica presenza del celebrante. Gli arredi, le librerie e le scrivanie sono in quercia, mentre sul portone d’ingresso e sulla porta in cristallo serigrafato tornano i simboli dello stemma di Settimo Torinese, accompagnati dalla catena spezzata che richiama l’antica dedicazione a San Pietro in Vincoli.

Il risultato è un luogo nel quale tutela e contemporaneità convivono. L’ex chiesa ospiterà un centro studi dedicato alla storia di Settimo e del Piemonte, ma sarà anche uno spazio per matrimoni civili, conferenze, concerti e iniziative artistiche. Un edificio nato per la devozione diventa così un nuovo luogo della vita pubblica cittadina.

Gli scavi archeologici eseguiti nell’ambito dei lavori di ripristino dell’ex chiesa di San Pietro in Vincoli hanno infatti restituito tracce di strutture riconducibili all’età tardoromana e hanno documentato la presenza di un’area cimiteriale, dentro e fuori l’edificio, utilizzata per le inumazioni fino al 1835.

Fonte:
www.ilgiornaledellarte.com 14 set 2026

Data compilazione scheda: 14 giugno 2026
A cura di DMF
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