SETTIMO TORINESE (To). Un affresco del ‘300 nell’ex pieve S. Pietro.
Un affresco tardo medievale è stato ritrovato a Settimo, nella Pieve di San Pietro, la chiesa medievale sconsacrata in piazza degli Alpini, di proprietà comunale.
A sorpresa è riemerso dall’intonaco dell’abside, durante alcuni lavori di restauro, un San Pietro in cattedra, il principe degli Apostoli.
Lo ha annunciato insieme il Comune di Settimo e la Soprintendenza.
Nessuno avrebbe ipotizzato che da quel cantiere sarebbe venuta fuori una scoperta del genere. Un affresco realizzato tra fine Trecento e prima metà del Quattrocento, un periodo storico non così frequente per il Piemonte, interessante dal punto di vista storico per l’area settimese, meno sicuramente dal punto di vista figurativo: la fattura, infatti, non è notevole. Segno che la comunità settimese dell’epoca aveva sì ingaggiato un artista per la decorazione dell’abside, ma si era avvalso di un artista non di primo grido. L’attribuzione è ignota, con elementi che richiamano raffigurazioni simili nell’area tra Canavese e Valle d’Aosta. Oltre al San Pietro, che è l’elemento più integro, sono riemerse anche tracce di pitture precedenti.
Della stessa epoca, per avere un confronto con opere più importanti, ci sono i capolavori di Jacopo Jaquerio, in particolare della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, in Val di Susa, o all’Abbazia della Novalesa. Aree dove la committenza era più forte e più ricca.
Subito avvertiti della scoperta, la Soprintendenza ha seguito l’intervento, compreso il necessario restauro per far risaltare meglio la figura del San Pietro. Una serie di passaggi che hanno rimandato la fine degli interventi, finanziati dal Pnrr, che porteranno l’ex edificio religioso a diventare uno spazio destinato a cerimonie civili, piccoli eventi culturali, spazio di studio, con una prima apertura probabilmente già durante l’estate.
«Si tratta di un’importante scoperta per la nostra comunità – spiega la sindaca Elena Piastra – un ritrovamento che ci ha regalato una soddisfazione enorme, nonostante il necessario slittamento degli interventi. La soddisfazione è che rimarrà sempre visibile in uno spazio vissuto, aperto e culturalmente vivo».
Autore: Andrea Parodi
Fonte: La Stampa 14 giugno 2026
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