TORINO. Chiesa di san Filippo Neri, Paliotto del Piffetti.
Il paliotto del Piffetti deriva il nome del suo autore, il celebre ebanista torinese Pietro Piffetti.
È comunemente chiamato paliotto del Piffetti, dal nome del suo autore, il celebre ebanista torinese Pietro Piffetti. Da sempre custodito nella centralissima chiesa di San Filippo Neri a Torino,
Come conferma l’incisione pirografata sulla parete superiore del telaio, l’opera fu commissionata al celebre ebanista da padre Giovan Battista Prever, in occasione del centenario della Congregazione dell’Oratorio di Torino, celebrata solennemente nel 1749.
Il manufatto fu progettato dallo stesso Piffetti per essere collocato ad ornamento dell’altar maggiore della chiesa di San Filippo Neri, funzione che esercitò per alcuni anni dopodiché, per evitarne l’usura, venne periodicamente smontato e ritirato, per riutilizzarlo soltanto in occasioni solenni, quali la Pasqua, la Pentecoste e il giorno dell’anniversario della Dedicazione della Chiesa, a metà novembre.
Completato nel 1749, il paliotto è composto da cinque elementi assemblati (una contro mensa, due ali laterali, un contro tabernacolo ed un Crocifisso all’interno di un baldacchino, da una pala rettangolare e da una struttura retrostante riportante sinuosità tipicamente barocche e si presenta come un trionfo di intarsi di materiali preziosi quali madreperla, avorio, tartaruga, ebano, palissandro, diaspro, lapislazzuli e pietre dure. Per questi caratteri, lo straordinario manufatto può essere considerato il più complesso e ricco manufatto di ebanisteria piemontese del Settecento, o quanto meno, l’opera più imponente del noto ebanista torinese.
Nel centro della composizione è rappresentata l‘Estasi pentecostale di San Filippo, ritratto nelle catacombe di San Sebastiano a Roma, dove il santo soleva ritirarsi in preghiera. A destra è raffigurato Mosè con le Tavole della legge, mentre a sinistra è rappresentata una figura vestita con paramenti sacri non riconoscibile con esattezza, probabilmente riconducibile nella figura di Aronne o, dato l’accenno di una tiara sul capo, di papa Gregorio Magno. Nei cartigli sono raffigurati il Battesimo di Gesù, la cui rappresentazione del San Giovanni Battista potrebbe essere un omaggio all’omonimo committente Giovanni Prever e l’apostolo Giovanni Evangelista. Al centro della struttura è ricavato il vano del tabernacolo sulla cui anta vi è un pellicano che sovrasta una nidiata, tipica rappresentazione simbolica del Cristo che nutre i propri figli versando il proprio sangue.
E’ possibile partecipare a visite guidate che si effettuano solo il sabato e la domenica.
Vedi allegto:

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