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TORINO. Ex Scuderie di Palazzo Carignano = Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino

Complesso dell’edificio – vista dall’alto

Facciata della biblioteca su Piazza Carlo Alberto
Antonio Vivaldi
Punto di forza

Le ex Scuderie di Palazzo Carignano sono attualmente la prestigiosa sede della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino – BNUTO.

Delle antiche scuderie di Palazzo Carignano, nell’attuale Piazza Carlo Alberto, rimane solo la facciata mentre il restante fabbricato fu ricostruito ex novo in seguito a concorso nel 1958.
Alla fine del Settecento, l’architetto astigiano  Filippo Castelli è incaricato dai principi di Carignano di ampliare le scuderie annesse al palazzo di famiglia, opera di Guarino Guarini, e ad esso collegate da un giardino. Oggi dell’opera di Castelli resta solo la facciata compresa nel nuovo edificio della Biblioteca Nazionale inaugurata nel 1973.
Il palazzo delle antiche scuderie, a cavallo tra Otto e Novecento sede dell’Intendenza di Finanza, ospita per alcuni anni il laboratorio di restauro dei codici danneggiati dall’incendio della biblioteca nell’antica sede di via Po nel 1904. Nel 1958 fu approvato il progetto della nuova Biblioteca Nazionale, la cui costruzione sarà costellata da lunghe interruzioni che porteranno all’inaugurazione nel 1973.
Nel 1996 la riqualificazione di piazza Carlo Alberto favorisce il suo radicale cambiamento, attraverso un restyling che prevede non solo la pedonalizzazione, ma anche una nuova disposizione delle aiuole che si rifà alle linee curve barocche di Palazzo Carignano, e l’istallazione di sedute in pietra e fontanelle “Taura” che rinnovano il design dei tradizionali “Turet” .

Eventi caratteristici

La Biblioteca Nazionale Universitaria conserva circa il 90% delle partiture autografe del grande musicista veneziano Antonio Vivaldi (1678 – 1741). Per approfondire, vedi: https://www.finestresullarte.info/opere-e-artisti/autografi-di-antonio-vivaldi-a-torino-storia-di-una-scoperta.

TORINO. Lettere, scandali ed il fallimento che distrusse Antonio Vivaldi; le lettere conservate a Torino.
La più importante collezione di composizioni autografe di Antonio Vivaldi si trova alla Biblioteca Nazionale Universitaria del capoluogo piemontese. Qui anche la lettera del «prete rosso» al ferrarese Guido Bentivoglio.
«La somma benignità di V.E. mi fa conoscere non essersi giammai scordata delle pregiatissime promesse fatte in Roma di sempre tenermi degno del di lei validissimo patrocinio. (…) Spero bene che potrà V. E. conoscere che io non ho avuto altro fine in questo maneggio che di mostrarle l’umilissima mia osservanza, e di formare un Teatro compito. Per tanto, protesto a V. E. che ci è riuscito d’unire una compagnia tale che, spero, da moltissimi anni sarà comparsa la migliore in tempo di carnevale sopra le scene di Ferrara».
La lettera, del 3 novembre 1736, non è la prima che Guido Bentivoglio, marchese a Ferrara e mecenate, riceve da colui che i contemporanei chiamano il Prete Rosso. Rosso per via dei capelli; prete, perché in effetti Antonio Lucio Vivaldi, genio del barocco musicale, alla vita clericale si è votato davvero, quando, il 18 settembre 1693, ha ricevuto la tonsura per mano del patriarca di Venezia, il futuro Cardinal Baldoero.
L’asma però mina il suo fisico. Non può dir messa, non può stare in piedi a lungo, come lui stesso racconta. Ma ha la musica. Istruito dal padre, Gianbattista, barbiere e suonatore di violino nell’orchestra di San Marco, intorno ai vent’anni Antonio è già un violinista eccezionalmente virtuoso, a cui occorre però un lavoro stabile. È «violinista soprannumerario» a Natale nella Basilica di San Marco; insegna violino presso il conservatorio femminile del Pio Ospitale della Pietà; è nominato compositore al Teatro Sant’Angelo di Venezia; maestro di cappella da camera alla corte del principe Filippo, a Mantova. Nel 1721 è a Milano, l’anno dopo a Roma, invitato da papa Benedetto XIII.
Un ventennio che lo consacra tra i maggiori virtuosi del suo tempo, ma che non gli garantisce un impiego fisso, tema, questo, che ricorrerà spesso nelle sue lettere.
Nel maggio del 1737 si rivolge di nuovo a Guido Bentivoglio, attivo nell’organizzazione della vita teatrale ferrarese, con una famosa lettera, donata poi nel 2018 da Cristina Vernizzi alla Biblioteca Nazionale di Torino, dove è conservata insieme a 27 codici autografi che tramandano 450 componimenti di Vivaldi.
Nella lettera di Torino Vivaldi loda il suo Catone in Utica, rappresentato a Verona. «La mia Opera è alle stelle», dice, e nel tentativo di ottenere un ingaggio sottolinea di essere «un franco imprenditore» che «si soddisfa con la sua borsa e non con imprestanze. Basta che V.E. mi comandi o mostri aver piacere e nel prossimo futuro mi darò l’onore d’ubbidirlo».
Bentivoglio è interessato ma esita. Vivaldi insiste ma incontra molte difficoltà. I suoi attori litigano, mancano i fondi, come racconta l’epistolario raccolto da Federico Stefani nel 1871, «invitato a fornire qualche inedito documento da pubblicarsi a ricordo delle faustissime nozze» di Dal Covolo-Guarnieri.
Il 6 novembre 1737 scrive ancora: «Giacché la benignità di V. E. si è compiaciuta farmi sperare il di Lei patrocinio pel mio teatro di Ferrara, le presento con la mia profonda osservanza un’umilissima supplica. Ho accordato la Coluzzi, con patto in scrittura che sia pronta a tutte le prove e recite, e col regalo dì 100 luigi. Sarà noto a V. E. che questa è fuggita da suo padre. Ora vuole sposarsi col Pompeati pure ballerino, che deve nel prossimo carnevale ballare in Torino, uomo molto cattivo di sua natura, capace d’ogni stravaganza. Di già si dice che la Coluzzi vorrebbe ballare in Venezia quest’autunno, cosa per me non trattabile, perché per la composizione de’ balli ci vogliono almeno 10 o 18 giorni, né questa composizione si può fare in Venezia perché ho tutti li ballerini sparsi qua e là. [..]Ballando la Coluzzi qui in autunno, dovrebbero farsi li balli in cinque o sei giorni, e questo non è possibile. Io sono certissimo che S. E. la sig. Procuratessa Foscarini guarda con somma premura gli impegni di V. E., e perciò la supplico umilmente dì farmi la grazia di scrivere efficacissima lettera alla suddetta Dama affine faccia chiamare la Coluzzi, e le commetta d’essere in Ferrara pel 2 dicembre».
In questo frangente però la sorte è avversa al genio delle Quattro stagioni. Per di più il Cardinale Ruffo, legato pontificio, è in collera con lui per il suo rifiuto di dir messa e per la presunta convivenza con la sua prima attrice, Anna Girò.
Il 16 novembre 1737: «Eccellenza, dopo tanti maneggi e tante fatiche, ecco a terra l’opera di Ferrara. Oggi monsignor Nunzio Apostolico mi ha fatto chiamare e ordinato, a nome di Sua Em. Cardinale Ruffo, dì non venire a Ferrara a far opera, e ciò stante essere io religioso che non dice messa, e perché ho l’amicizia con la Girò cantatrice. A colpo così grande V. E. si può immaginare il mio stato. Ho sulle spalle il peso di sei mila ducati in scritture segnate per quest’opera, e ho già sborsato più di cento zecchini. Far l’opera senza la Girò non è possibile, perché non si può ritrovare simile prima donna».
E su di sé: «Sono venticinque anni ch’io non dico messa, né mai più la dirò, non per divieto o comando, come si può informare Sua Eminenza, ma per mia elezione, e ciò stante un malo che patisco a nativitate, pel quale io sto oppresso. [..]Appena ordinato sacerdote, un anno o poco più ho detto messa, e poi l’ho lasciata avendo dovuto tre volte partir dall’altare senza terminarla a causa dello stesso mio male. Per questo io vivo quasi sempre in casa, o non esco che in gondola o in carrozza, perché non posso camminare per male di petto ossia stretezza di petto».
Suppliche inutili perché l’opera a Ferrara non sarà rappresentata, se non 286 anni dopo, nel 2023.
È il 1740 quando il prete rosso, deluso, si sposta a Vienna, dove spera di diventare compositore di corte presso Carlo VI che però viene ucciso in ottobre, forse da funghi velenosi. Ed è a Vienna che il 28 luglio Antonio Vivaldi muore, in povertà, per «infiammazione interna». Il registro mortuario del Duomo di Santo Stefano annota: «Il molto Reverendo Sig. Antonio Vivaldi, prete secolare, nella casa della famiglia Satler, presso la porta di Carinzia… Sepolto nel cimitero dell’Ospedale, piccolo rintocco funebre».
Autore: Carla Piro Mander
Fonte: www.torino.corriere.it 25 dic 2025

Data compilazione scheda: 30 dicembre 2025
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